Komitee gegen den Vogelmord e.V. Committee Against Bird Slaughter (CABS)

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Come crescere un nidiaceo

Piccoli storni tenuti in un cartoncino con della paglia
Piccoli storni tenuti in un cartoncino con della paglia

Ora che il vostro trovatello dipende da voi, avete una grande responsabilità. O lo portate a un centro di recupero al più presto, oppure vi dovete occupare di lui fino a che non sarà indipendente e volerà via.

Dove tenerlo

Un uccellino cresce molto in fretta. Dopo la prima settimana mette le prime piume e intorno al trentesimo giorno è già in grado di svolazzare. Come prima cosa bisogna sistemare il vostro trovatello in un posto sicuro: se ancora è piccolo e non si muove molto potete sistemarlo in una scatola di cartone perforata. Sistematelo sopra a un panno in modo da simulare un nido. Un foglio di carta assorbente stesa sopra facilita la pulizia del “nido”.

Quando il piccolo comincia a muoversi, è più sicuro spostarlo in una gabbietta o un qualsiasi contenitore con i bordi alti e che possiate coprire con un telo: è importante che l’uccellino possa vedere la luce fuori (in modo da non perdere contatto con il mondo esterno – fotoperiodo, suoni, odori), ma che non vi sfugga fintanto che non è pronto per affrontare il mondo da solo. Sistematelo in un punto tranquillo della casa, lontano da rumori e dal fumo, senza aria condizionata, correnti e con poca umidità.

Mai tenere un piccolo esposto al sole diretto, soprattutto quando ancora non saltella e non si può andare a riparare all'ombra!! E poi mai lasciare un piccolo chiuso in macchina!!

La temperatura di un uccellino è di 38°-39° e si sente caldo al contatto. I piccoli implumi starebbero nel nido sotto la mamma e con i fratellini, vanno perciò tenuti caldi, a circa 32°. Tendono infatti a raffreddarsi anche in piena estate, soprattutto di notte. Gli va sistemata allora sotto una borsa dell’acqua calda avvolta in un panno (non usate il cotone idrofilo che si impiglia nelle zampette e ostruisce le narici), oppure sistematelo vicino a una lampadina schermata (i centri di recupero usano lampade a ultrarossi). In ogni caso dategli la possibilità di avvicinarsi o allontanarsi dal calore, a seconda delle sue esigenze. Se avete piú orfanelli si terranno caldo fra loro.

Alimentazione forzata: con delicatezza si apre il becco e lo si blocca aperto con un dito
Alimentazione forzata: con delicatezza si apre il becco e lo si blocca aperto con un dito

Come e quando dar da bere e da mangiare

Se il piccolo è attivo, con gli occhi aperti cominciate a preoccuparvi subito di nutrirlo. Se invece è apatico e con gli occhi chiusi, premuratevi prima di riscaldarlo (dovete sentirlo caldo a contatto con la pelle) e dargli da bere con frequenza per alcune ore, prima di cominciare a dargli cibo solido.

Dare da bere a un uccellino, soprattutto se non apre il becco spontaneamente, è una cosa difficile. Gli uccelli hanno la trachea subito dietro la lingua e solo più dietro ancora l’esofago. Visto che gli uccelli non possono tossire per mandare via liquidi che gli siano andati di traverso, se una goccia d’acqua gli entra nella trachea, scuoterà la testa lateralmente per farla uscire e lo vedrete aprire il becco respirando con fatica. Dovete evitare il più possibile che questo succeda. Per farlo bere cercate di aprire leggermente il becco con un’unghia e fate scivolare una goccia d’acqua sulla sua punta o sul lato, in modo che poi l’uccellino da solo la mandi giù. Ricordate che è auspicabile dare da bere a un piccolo almeno un paio di volte al giorno.

La frequenza dell’imbeccata varia con l’etá del piccolo: quando sono senza piume, almeno ogni mezz’ora dall’alba al tramonto (32 pasti), quando ormai sono piumati va bene anche ogni ora (16 pasti). Se siete fortunati, il vostro piccolo, appena solleticato intorno al becco, vi “adotterà” e lo aprirà chiedendovi di riempirlo: se lo state alimentando con insetti, prendete una pinzetta a punte tonde e infilate il cibo nella gola del piccolo (dietro la lingua). Nel caso lo stiate invece alimentando con pastone o con omogeneizzato di carne, usate una siringa da insulina (senza ago). Inserite la siringa nel becco delicatamente, in profondità, spingendo lo stantuffo piano piano per evitare di soffocare il piccolo con il cibo. Aspettate che ingoi ogni volta e poi proseguite. Potete in alternativa anche usare uno stecchetto con la punta arrotondata.

Se invece il piccolo non si fida ancora di voi, sarà necessario procedere con l’alimentazione forzata. Prendete il piccolo in mano delicatamente e si infili un’unghia o un oggetto piatto di lato nel becco, poi roteandolo lo si apra. Con un altro dito si blocchi subito il becco aperto. Quindi con una pinzetta arrotondata (o con la siringa) si infili ben giù nella gola - sopra e dietro la lingua – il cibo. Infine si permetta al piccolo di chiudere il becco. Si accarezzi la gola per stimolare la deglutizione. Capiterá che l’orfanello risputi il cibo. Ci vuole a volte una pazienza infinita, ma bisogna insistere.

Per le porzioni, valutate soprattutto la fame del nidiaceo e osservate il gozzo che gli si forma sul lato destro della gola: deve essere bene evidente. Indicativamente date poco e spesso ai più piccoli e poi aumentate le dosi rarefacendo le imboccate sui più grandicelli. Per intenderci 4 camole della farina per pasto sono una buona dose.

Cosa dar da mangiare

Il cibo varia secondo le specie, ma fortunatamente i nidiacei sono quasi tutti insettivori (quindi carnivori) nelle prime settimane di vita. Alcuni passano a una dieta frugivora verso la 3°-4° settimana, mentre piccioni, colombacci, tortore, i piccoli dei fagiani, starne e anatre sono da subito frugivori.

  • Insettivori puri (merlo, rondini, cince, cornacchie, capinere, storno, codirosso, pigliamosche, ballerine, tordi, picchi): è soprattutto importante variare la dieta. Procuratevi nei negozi di pesca le camole del miele e quelle della farina (ma non esagerate con queste ultime che possono diventare tossiche e portare alla morte per crampi). Ottimi sono i grilli, le cavallette e le larve della mosca carnaria (rigorosamente morte e meglio se surgelate). Se riuscite ad acchiappare mosche, farfalline, afidi (i piccoli parassiti neri e verdi delle rose) e ragnetti saranno benvenuti nella dieta. Per comodità potete anche servirvi di carne trita sceltissima (senza grasso) e omogeneizzati alla carne, ma non è la scelta ottimale. Nei Viridea cercate le Beoperlen, un prodotto fatto in Germania/Svizzera, molto utile come integratore per la dieta dei piccoli. Vanno ammorbidite in acqua.
  • Futuri granivori (fringuello, passero, verdone): iniziate ad alimentarli con gli insetti come per gli insettivori puri, ma introducete gradualmente elementi di origine vegetale. Le Beoperlen sono molto buone, ma ancora migliore è alternarle con un pastone cremoso fatto con polvere per nidiacei (nutrient plus, energette, nutribird, ecc) disciolta in acqua tiepida. In aggiunta, un paio di volte alla settimana si può aggiungere al pastone anche pezzettini tritati di uovo sodo, piselli schiacciati a formare una crema, mela grattuggiata o biscotti all’uovo ammorbiditi in acqua.
  • Granivori puri: per cardellini e verzellini, tortore e piccioni usate unicamente il pastone di cereali allungato con acqua che si è descritto qui sopra. Mentre per cardellini e verzellini valgono le piccole porzioni frequenti (da somministrare con lo stecco o con la siringa senz’ago), per tortore e piccioni vanno bene 4-6 pasti giornalieri belli abbondanti. In natura i genitori riversano il cosiddetto “latte” dei piccioni (un pastone cremoso fatto di cereali semidigeriti) nel gozzo dei loro piccoli fino a riempirli e saziarli per alcune ore.
  • Granivori indipendenti: i piccoli dei fagiani, starne, pernici e gli anatroccoli si alimentano da soli sin dalla nascita, quindi con loro le cose sono molto più facili. Comprate un miscuglio di semi fini o tritati e lasciatelo nella ciotola insieme a foglie di insalata. Per gli anatroccoli aggiungete acqua fino a fare una poltiglia.

In tutti i casi di allevamento dei pulcini si può anche ricorrere a degli integratori vitaminici, alcuni prodotti che si usano nei Centri di Recupero sono: idroplurivit, ascorvit, superton... Vanno usati con molta moderazione: una goccia ogni giorno al massimo.

Il piccolo sta bene?

Se un piccolo si pulisce il piumaggio e si stiracchia le ali è un bel segno di salute. Anche la cacca aiuta a capire se tutto va bene. Le cacche dei piccoli uccellini sono inodori, morbide, compatte, di colore bianco e nero e con una membrana che funge da sacchettino (sacca fecale). Se le cacche del vostro piccolo sono così, l’alimentazione va bene. Se invece sono diarroiche, maleodoranti, gialle-verdi o filamentose c’è qualcosa che non va. Un altro segno di malessere del nidiaceo è la perdita di peso: abituatevi a pesare il piccolo sin dal primo giorno e vedrete che se tutto va bene il peso resterà costante o tenderà ad aumentare. In caso contrario, rivolgetevi a un centro di recupero.

Il piumaggio è anche importante: è raro che i parassiti del piumaggio creino dei problemi ai nidiacei e mai sono pericolosi per l’uomo. A volte capita però di trovare piccoli passeri con le penne di colore sbiadito, tendenti al bianco e sfilacciate. In questo caso spargete un filo di Neoforactil sul piumaggio per uccidere gli acari.

 Giovane merlo che inizia a svolazzare. Se è allevato in casa, è un momento pericoloso, va seguito! / © Sereth Anke - wikicommons
Giovane merlo che inizia a svolazzare. Se è allevato in casa, è un momento pericoloso, va seguito! / © Sereth Anke - wikicommons

L’indipendenza

È questo il momento più complicato della vostra carriera di genitori adottivi. Quando il piumaggio delle ali è completato, vedrete che il vostro piccolo vorrà cominciare ad esplorare il mondo, salterá e tenterá i privi svolazzi e inizierà a becchettare in giro moscerini o briciole. La cosa migliore da fare in questo momento è di sistemarlo in un contesto seminaturale, dove ci sia della terra e del verde: c’è chi sistema la gabbietta su un vaso in balcone, in modo che dal fondo (aperto) il piccolo possa becchettare e rovistare la terra. Un’altra buona idea è isolare il balcone con una rete a zanzariera, in modo che il piccolo giri fra i vasi, impari a volare e ad alimentarsi da solo, senza potersi però ancora allontanare. Ognuno deve trovare la soluzione che si confa alla propria casa e al proprio uccellino. Continuate quindi ad imbeccarlo, ma se è un insettivoro, buttategli davanti spesso una camola viva per insegnarli a prenderla e mangiarla, o se è un granivoro, lasciategli dei semi a terra o in una ciotolina.

Dategli modo di fare delle esperienze e di conoscere il punto dal quale verrà liberato (terrazzo, balcone, giardino), ma senza perderlo: è importante essere sicuri che prima di lasciarvi l’uccellino sappia alimentarsi da solo e volare bene.

Un errore da evitare è far svolazzare l’uccellino in una stanza della casa: capita spesso che si schianti contro il vetro della finestra.

Se non avete alternative o se avete una rondine o un balestruccio, che hanno bisogno di volare propriamente prima di essere liberati, mettete tendine davanti a tutte le finestre e spostate i mobili dietro i quali il piccolo può finire e rimanere incastrato. Ricordate: se c’è una sola situazione pericolosa, state certi che l’uccellino prima o poi la imbrocca.

La libertà

Se il vostro uccellino ormai mangia da solo (camole vive che gli lasciate voi, semi, cibi misti per insettivori e granivori..) e padroneggia il volo, togliete le protezioni e apritegli il mondo. È importante che anche questo sia graduale: se il piccolo parte e non riconosce i posti intorno a sé, non avrà appoggio se qualcosa va male, per questo è utile che prenda prima confidenza con il posto dal quale verrà liberato e sappia dove può sempre trovare del cibo. Capita spesso che i piccoli liberati tornino per alcune settimane al balcone dove hanno passato gli ultimi giorni con il genitore adottivo a cercare cibo! Lasciategli lì, nel punto in cui lo avete alimentato negli ultimi giorni, una riserva di cibo e, se ci siete, offritegli camole e insettini: il piccolo verrá, si abbufferà e ripartirà per le sue esplorazioni.

Un altro trucco che funziona bene è abituarlo sin da piccolo a un vostro richiamo (per esempio imitare fischiando quello della specie): non servirá certo a insegnargli come cantare da adulto, ma aiuta a creare un meccanismo di riconoscimento fra il genitore adottivo e il piccolo, importante nei primi giorni di libertà. È capitato che piccoli liberati che curiosavano nei dintorni tornassero in fretta a casa, al sentire il fischiettio di richiamo del genitori adottivo.. e a ritirare la loro camola...

Imprinting

Ma non vi preoccupate, non c’è il rischio di imprinting. Tutti i piccoli si scordano del genitore “anomalo” umano dopo un paio di giorni di libertà. Tutti a parte le cornacchie, le gazze e le ghiandaie (corvidi), che spesso creano un legame duraturo col genitore uomo. Anche in questo caso comunque si lanciano nella loro vita da uccelli senza grossi problemi.. solo non avranno paura degli uomini, il che può essere a volte pericoloso per loro...