Printer-friendly version

Risultati degli studi sulla predazione e sull'impatto del gatto domestico sulla biodiversitá

Gatto con cinciallegra appena uccisa
 (© dr Relling/Wikicommons)Gatto con cinciallegra appena uccisa
(© dr Relling/Wikicommons)
Molti naturalisti inglesi hanno iniziato negli anni’80 a investigare il “problema gatto”, evidentemente con il sospetto che le mutate condizioni abitative e residenziali, l’impoverimento dell’ambiente agricolo, l’urbanizzazione accelerata e la diffusione del gatto come animale da compagnia, potessero nel loro complesso trasformare il felino domestico in un concreto pericolo per la biodiversità.

Lo studio chiave per determinare l’effetto del gatto sugli animali selvatici viene realizzato dalla Mammal Society in Inghilterra: in uno studio del 2003 guidato da M.Wood vengono seguiti durante il periodo primaverile-estivo (aprile-agosto) 986 gatti domestici presi a caso da famiglie che vivono in diverse situazioni abitative (ville, fattorie, casa con terrazzo, appartamento). I rispettivi padroni devono annotare quanto gli animali portano a casa e in quali condizioni sia il gatto (con campanello, esce di notte, mangia molto, si trova in un birdgarden..).

I dati che ne emergono sono i seguenti: i 986 gatti riportano a casa 14.370 animali, di cui il 69% sono mammiferi, il 24% uccelli, il 4% anfibi, 1% rettili e il restante 2% sono pesci e insetti. Non tutti i mammiferi e gli uccelli vengono riconosciuti dai padroni, comunque almeno 44 specie di uccelli sono uccise, 20 di mammiferi, 3 di rettili e 3 di anfibi.

Fra gli uccelli 5 specie sono le principali vittime: passero, merlo, cinciarella, storno e pettirosso. Seguono in ordine decrescente tordo, colombaccio, scricciolo, cardellino, gazza, ballerina bianca, fagiano, sylvie, cince, balestruccio, gallinella d’acqua, zigolo giallo, pispola, lucherino, starna, taccola, cincia mora, rondone, cornacchia, ciuffolotto, rampichino, allodola, pigliamosche, corvo, cutrettola, picchio rosso maggiore e verde, pernice bianca di Scozia, gabbiano reale, picchio muratore, regolo, ghiandaia.

Fra i mammiferi vengono identificati la lepre, il criceto, almeno 3 specie di pipistrelli, ermellino, donnola, ghiro, scoiattolo, 14 specie di topi e toporagni, coniglio selvatico, poi rospi, rane, tritoni, orbettini, lucertole, bisce d’acqua e alcuni insetti.

Ordinando le schede emergono alcuni fattori prevedibili che giocano sulla predazione:

  • Nei birdgardens i gatti catturano molti più uccelli.
  • Maggiore è l’età e peggiore la salute del gatto, minore il numero di uccelli e rettili catturati.
  • Gatti tenuti a casa di notte ed equipaggiati con campanellini catturano meno mammiferi.
  • Più rettili vengono uccisi (di giorno) se il gatto è tenuto in casa di notte.
  • Gli uccelli vengono catturati principalmente da gatti che vivono in villette che dai gatti che vivono in appartamenti o terrazzi.

Gatto dentro una mangiatoia: se si desidera tenere un gatto è meglio rinunciare ad attirare gli uccelliGatto dentro una mangiatoia: se si desidera tenere un gatto è meglio rinunciare ad attirare gli uccelliQuali sono quindi le conseguenze che Wood e gli altri estrapolano dallo studio? Ebbene, calcolando che il 91% dei gatti riporta a casa delle prede, ogni gatto di media cattura e porta a casa 16,6 animali selvatici all’anno (il dato più o meno collima con altri studi che parlano di 14, 10, 12, 33)

Questo significa che i circa 9 milioni di gatti inglesi uccidono e portano a casa nei 5 mesi in questione ben 92 milioni di prede, di cui 57 milioni di mammiferi, 27 milioni di uccelli e 5 milioni di anfibi e rettili.

La conclusione dello studio è quindi che il gatto domestico è il più grande predatore della Gran Bretagna.

Come è divenuto possibile questo? Ed è effettivamente il gatto un pericolo per la biodiversità, o il suo impatto è comunque sopportato dalle popolazioni selvatiche?

La risposta alla prima domanda è data dagli studi sul trend demografico del gatto domestico. A partire dagli anni ’70 i gatti si sono moltiplicati in tutti i paesi del mondo occidentale grazie al cambio delle abitudini delle famiglie (richiesta di animali domestici per ovviare all’isolamento della vita urbana) e al miglioramento della scienza veterinaria. In Inghilterra nel 1990 c’erano 6,7 milioni di gatti, nel 2003 sono 9 milioni. Negli USA contro i 30 milioni del 1970 ve ne erano nel 2000 ben 60 milioni. In Italia al momento ci sono 7,6 milioni, in Canada 5, mentre in Germania 7 milioni, di cui 6 sono liberi di gironzolare.

Il problema quindi sta nei numeri: vaccinato, curato, alimentato, il gatto domestico si è svincolato da ogni fattore di controllo da parte della selezione naturale, divenendo un “privilegiato” numeroso.

Per quanto riguarda invece la seconda domanda sembra evidente che il gatto (a parte in contesti come le isole) non possa estinguere nessuna specie, però è altrettanto evidente che ha la capacità di impoverire la biodiversità, dimezzando la densità delle popolazioni preda. Unita ad altri fattori di distrubo la presenza numerosa di gatti può essere una concausa per la drammatica diminuzione di una specie.

Gatto che ha appena catturato e portato a casa una lucertola
(© Ped Xing/Wikicommons)Gatto che ha appena catturato e portato a casa una lucertola
(© Ped Xing/Wikicommons)
Nello studio di M. Wood per esempio 961 dei 3.391 uccelli riportati a casa dai gatti erano passeri oltremontani: il 6.6% del totale delle vittime riportate a casa dai felini (segnaliamo qui che secondo altri studi i gatti riportano a casa solo il 30-50% delle loro prede!!!). Wood suggerisce quindi che nella sola stagione venatoria i gatti inglesi sono responsabili della morte di 9 milioni di passeri. Visto che la popolazione di passeri inglesi è di 2,6-4,6 milioni di coppie, ecco che l’influenza della predazione del gatto si fa sentire! Ogni anno i gatti eliminano un numero di esemplari della specie, pari a circa la metà dei nuovi pulcini. Non è a questo punto un caso che il passero sia diminuito del 60% in Inghilterra. Anche secondo Churcher e Lawton (1987) i gatti sono responsabili del 30% della mortalità dei passeri nei paesi inglesi.

Anche uno studio (1998) in California prova l’impatto dei gatti sugli uccelli: in questo caso i ricercatori analizzarono per due anni le popolazioni di uccelli selvatici in due parchi dalle identiche caratteristiche dell’East Bay Regional Park District. Nel primo non vi erano gatti domestici, mentre nel secondo vi erano 20 gatti, alimentati giornalmente dalle persone. I risultati del censimento sugli animali selvatici sono inequivocabili: nel parco con i gatti vi era esattamente la metà di esemplari di avifauna che si potevano osservare nell'altro parco.

D’altronde la densità dei gatti domestici non ha nulla a che vedere con la normale densitá di un predatore. In Europa si è valutato per esempio che la densità media del gatto è 20 volte la densità dei mustelidi e 38 volte la densità della volpe, predatori selvatici che occupano la stessa nicchia del gatto domestico.

Gatto a caccia in un incolto
 (© Tetu/Wikicommons)Gatto a caccia in un incolto
(© Tetu/Wikicommons)
Se il gatto selvatico ha densità che vanno da 0,1 a 2 individui per km2, il gatto domestico ha densità medie che si aggirano intorno ai 44 individui per km2 con casi eccezionali studiati di 2.224 gatti per km2. In ogni caso quindi il gatto domestico è molto più abbondante di tutti i piccoli predatori selvatici messi insieme: gatto selvatico, donnola, faina, puzzola, volpe, ermellino, martora”.

Sempre in California un ulteriore studio fatto in un circondario di 100 villette apportò i seguenti risultati: il 77% dei padroni lasciava in giro i loro gatti, nel circondario vi erano quindi 35 gatti vaganti e in un anno questi riportarono a casa 840 roditori, 525 uccelli e 595 rettili; 1960 prede per una media di 56 prede a gatto. È chiaro che la quantità di prede dipende quindi dall'abbondanza di animali nei dintorni, ma è anche da notare che in tutta la zona vi era solo una coppia di coyote e due di volpe argentata.

Traiamo le conclusioni: 140 milioni di soli uccelli uccisi in Canada, circa un miliardo di prede negli USA, 110 milioni in Italia, almeno 97 milioni di vittime in primavera-estate in Inghilterra, 150 milioni di uccelli in Germania... Non sono numeri certo bassi: come dice uno studio fatto dall'Istituto di Igiene Urbana Veterinaria a Firenze: "Il gatto domestico compie un’azione di aggravamento di una situazione ecologicamente già compromessa"

Qui di seguito si possono scaricare alcuni degli studi menzionati:



AllegatoDimensione
Predation of wildlife by domestic cats in Great Britain - M.Woods for the Mammal Society (en).pdf153.46 KB
The impact of domestic cat on wildlife welfare and conservation-a literature review-Inbal Brickner (en).pdf252.92 KB
Domestic cat predation on birds and other wildlife - American bird Conservancy (en).pdf467.86 KB