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Il rischio delle pale eoliche

Impianto eolico off shore, estremamente pericoloso per anatre marine e gabbiani
 (© Less Salty/Wikicommons)Impianto eolico off shore, estremamente pericoloso per anatre marine e gabbiani
(© Less Salty/Wikicommons)
Difficile che qualcuno non lo abbia notato: le pale eoliche stanno colonizzando il territorio europeo. Vengono allestite sui crinali, lungo le coste, addirittura in mezzo al mare e vi sono ogni giorno nuovi impianti in costruzione. In Germania settentrionale il paesaggio ne è ormai pieno.

Sebbene si tratti di un’energia pulita, vi è qualcosa che stona nell’eolico, almeno a valutare dalle numerose polemiche che vi vertono intorno. Sono tre i capi d’accusa che i giganti bianchi si trovano a dover fronteggiare sul piano ambientale: hanno un impatto negativo sul paesaggio? Sono una valida alternativa ai combustibili fossili? Uccidono gli uccelli?

Affrontiamo subito e rapidamente la terza questione, che ci interessa direttamente, per poi passare alle altre due. Per chi fosse interessato ad approfondire la lettura dei dati sull'impatto dell'eolico sull'avifauna, lo rimandiamo a questa pagina.

Impatto su rapaci, pipistrelli e uccelli migratori

Nibbio reale trovato morto in un impianto eolico in SpagnaNibbio reale trovato morto in un impianto eolico in SpagnaSin dall'ormai famigerato impianto di Altamont Pass in California negli anni '80 è noto che le turbine eoliche sono un pericolo per gli uccelli. Le collisioni sono inevitabili: se delle pale eoliche non uccidono gli uccelli è solo perché non ci sono uccelli nella zona e dove ci sono uccelli nella zona, poco a poco ve ne saranno sempre meno a causa delle turbine.

Le pale eoliche costituiscono una fonte di pericolo soprattutto per i grandi veleggiatori, i rapaci, le gru, le cicogne. Seguono i piccoli migratori (tutti, ma in particolare rondini e rondoni) e i pipistrelli. Ovviamente a causa della differente densità di uccelli nella zona e della presenza o meno di rotte migratorie è impossibile stabilire un impatto numerico medio per le pale eoliche: vi sono impianti che registrano zero collisioni e altri che registrano 18 collisioni/turbina/anno (Lekuona, 2001), 35 (Everaert, 2003) o 33 (Winkelmann, 1994).

Purtroppo le turbine vanno costruite lontano dalle zone abitate e laddove vi è il vento, quindi sui crinali o vicino al mare, guarda caso laddove sopravvivono gli uccelli, soprattutto le specie più minacciate!

Ma l'effetto deleterio delle pale eoliche non è solo diretto: oltre alla morte per collisione, tutti i ricercatori sono concordi nel ritenere che gli impianti eolici sono dannosi per l'avifauna per altre due ragioni: sottraggono territorio agli uccelli (gli animali si rifiutano di nidificare o alimentarsi all'interno dei parchi eolici, avvertendo il disturbo delle pale, la degradazione del suolo, presenza di strade, elettrodotti, veicoli in movimento), per l'effetto barriera che obbliga gli stormi a giri più lunghi durante i voli (dispendio energetico maggiore in inverno).

Per leggere più nei dettagli quanto si sa sull'impatto degli impianti eolici sull'avifauna, si puó seguire questo link..

Vi è poi un effetto collaterale ulteriore che è emerso prepotentemente negli ultimi anni: esauriti i siti più sicuri per i parchi eolici, gli imprenditori dell'energia del vento stanno cercando di stabilire i loro impianti anche in nuove aree, nei boschi o anche laddove nidificano specie rare e minacciate. Solo che la normativa vieta di erigere pale nei pressi dei nidi di queste specie. La soluzione adottata in Germania è stata semplice, abbattere i nidi..

Il paesaggio eolico

Tocco da Casauria, un vecchio borgo abruzzese, ora modello di paesaggio eolicoTocco da Casauria, un vecchio borgo abruzzese, ora modello di paesaggio eolicoA ognuno possono o meno piacere i crinali cosparsi di pale rotolanti in fila. Molte persone dicono che interrompono la monotonia del paesaggio, addirittura che lo rendono più “umano” o “dolce”. Dal nostro punto di vista le pale eoliche sono un obbrobrio paesaggistico.

Le colline abruzzesi per esempio con le loro gole rocciose e i pascoli brulli in quota hanno un fascino agreste, pastorale, cantato dai poeti. Ora questo fascino è eliminato dagli enormi manufatti industriali. Riteniamo che se le pale eoliche possono non infastidire chi non si lascia ispirare dalla natura selvaggia, anche quella plasmata da millenni di civiltà contadina e pastorale, ogni pala è una ferita profonda per chi negli spazi enormi delle brughiere, dei pascoli, delle gole, intorno ai borghi medioevali vi trovava il segno di una natura e di una cultura non ancora colonizzata dall’uomo industriale. L’alternativa alla città e alle pianure dense di infrastrutture.

Quale maggiore sopruso di quello per cui gli uomini non gradendo le pale intorno a casa (perché fanno rumore, per gli elettrodotti, perché sono sproporzionate col paesaggio) le piazzano negli spazi marginali, quelli naturali più selvatici, dove non “danno fastidio”? Le pale eoliche sono di certo l’ultimo estendersi della longa manus della civiltà urbana, industriale, postmoderna, su quegli spazi selvatici non ancora sfruttati per il suo fabbisogno (montagne, cielo).

Impianto eolico nell'alto Vastese: prima e dopo. Si noti l'impatto paesaggistico e ambientale (fonte: biodiversità italiana, ministero dell'ambiente)Impianto eolico nell'alto Vastese: prima e dopo. Si noti l'impatto paesaggistico e ambientale (fonte: biodiversità italiana, ministero dell'ambiente)In un'intervista di Repubblica si sostiene che l’eolico non danneggia il turismo. Borghi medioevali o siti storici dell’UNESCO non perdono bellezza se vengono circondati dai giganti di 200 metri. Si dice che i turisti che visitano Tocco da Casauria, in Abruzzo, possono ora includere un giro sotto le pale. Ognuno ha i suoi gusti: se vi offrissero una stanza con vista su una gola e un bosco o su 4 enormi pale eoliche rotolanti, voi cosa scegliereste?

Alternativa ai combustibili fossili?

L’eolico ha fatto passi da gigante in Italia: nel 2014 ci garantiva circa il 4-5% del fabbisogno nazionale (contro ll’1,8-2% del 2009) dell’energia elettrica che utilizziamo! Complimenti! Abbiamo dissestato montagne, costruito nuove strade, riempito alcuni fra i siti più belli d’Italia con pale eoliche per guadagnare un 5% dell’energia che utilizziamo. O dovremmo forse dire che sprechiamo. Si tenga presente che solo per il lampeggiare del led di televisore, computer, lettore DVD e caldaia se ne vanno in un anno in tutta Italia almeno 20.000 Gwh, ovvero circa il 5% del fabbisogno elettrico nazionale .

Si calcoli inoltre che per effetto della crisi e quindi di una contrazione nei consumi fra il 2008 e 2009 il fabbisogno degli italiani si è contratto del 5,66%. Sembrerebbe che un uso un po’ più moderato dell’energia possa portarci facilmente là dove ci portano le pale eoliche già presenti sul territorio italiano.

Prendiamo i dati in mano per l’Italia sulla produzione di elettricità nel 2012

idroelettrica geotermica eolico solare combustione rifiuti-gas-carbone-petrolio energia importata (principalmente nucleare)
13,3% 1,7% 3,8% 5,8% 62,2% 13,2%


Come si vede l’eolico non contribuisce un granché, a meno che per farlo contribuire di più non vogliamo letteralmente tappezzare coste e montagne di impianti? Ma anche questo servirebbe? Vi sono due osservazioni da annotare: innanzitutto l’eolico non sembra avere grandi vantaggi economici, costa di più di quanto rende: al momento è un buon affare perché vive dei contributi europei. Altrimenti perché tutte le volte che si minaccia di ridurre gli incentivi, si alzano grida di protesta da parte di tutti gli industriali? E si è notato come esiste solo l’eolico su grande scala e non quello a piccola scala? Non viene il dubbio che al momento in questo affare ci si siano buttati solo gli imprenditori, grazie alla possibilità di incamerare gli incentivi europei?

Rondone appena rinvenuto ucciso da una pala eolica vicino BonnRondone appena rinvenuto ucciso da una pala eolica vicino BonnMa almeno risolvesse il problema energetico: in molti paesi d'Europa c’è scetticismo. La produzione eolica non è conciliabile col consumo per l’imprevedibilitá del vento. Se come in Francia si ha il riscaldamento elettrico, in inverno il freddo non va di passo col vento. Ecco che avremmo milioni di francesi al gelo: l’energia eolica è intermittente, imprevedibile e non è un’energia alternativa, bensì integrativa. Questo punto è importante. Ha sempre bisogno di essere affiancata - anzi viste le proporzioni, di affiancarsi - al nucleare, al gas o al petrolio. Il vento non sostituirà mai nucleare o combustibili fossili. È un problema quantitativo al momento insuperabile. Ordini di grandezza tra loro non confrontabili. A livello mondiale, infatti, l'eolico contribuisce per circa il 4,5% alla energia elettrica totale prodotta. Circa l' 83% viene da combustibili fossili e nucleari o centrali idroelettriche (Pedrocchi, Alimonti, Energia, Sviluppo, Ambiente), né se ne vede una reale diminuzione all'orizzonte.

Si tenga inoltre presente un ultimo punto: le emissioni di CO² provengono dalla totalità del nostro consumo di energia, elettrica e non-elettrica. Negli USA il rapporto fra l'utilizzo di energia elettrica e non elettrica è di 1 a 6,4 mentre in Olanda è di 9. In Italia circa il 17% dell’energia complessiva utilizzata viene da fonti rinnovabili e di questo 17% poco meno del 16% viene dall’eolico. Cosa significa? Che con tutti gli impianti eolici che abbiamo oggi, abbiamo ridotto dello 2.7% le nostre emissioni totali dovute al consumo di energia.

Arriviamo al punto quindi: non c'è forse un'abissale sproporzione tra i danni causati dagli impianti eolici al paesaggio, all'ambiente naturale e alla fauna e il loro marginale contributo alla soluzione del problema energetico nazionale?

In questo sito in inglese , vi è un'analisi dettagliata e scientifica sui limiti dell'eolico...