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Progetto "Aquila del Bonelli"

Sorvegliare i nidi delle ultime aquile siciliane per proteggerle da falconieri e trafficanti di animali

Un'aquila del Bonelli, specie in serio pericolo in Italia, anche a causa del furto dei piccoli da vendere a falconieri compiacenti (© Wikicommons)Un'aquila del Bonelli, specie in serio pericolo in Italia, anche a causa del furto dei piccoli da vendere a falconieri compiacenti (© Wikicommons) In Sicilia vive l’ultima popolazione italiana di Aquila di Bonelli, le ultime coppie italiane dell'avvoltoio capovaccaio e la più importante popolazione europea di falco Lanario della forma feldeggii, estremamente localizzata nel resto del suo areale.

Negli ultimi decenni il declino di tali popolazioni è stato preoccupante: il capovaccaio é ormai condannato all'estinzione, mentre per le aquile e i lanari resistono pochi siti di nidificazione. I problemi che questi individui hanno da affrontare sono tanti, eppure negli ultimi anni si è portato alla luce un vasto traffico di pulcini che vengono trafugati dai nidi e venduti al mercato della falconeria.

Da decenni gruppi organizzati di falconieri e bracconieri saccheggiano sistematicamente i nidi conosciuti di aquile e falconi ingaggiando rocciatori in grado di calarsi con le corde sui nidi e prelevare i piccoli aquilotti. Anche in Sardegna, secondo fonti attendibili, la scomparsa delle aquile del Bonelli è dovuta a un gruppo di falconieri e imbalsamatori che per più di un decennio hanno sistematicamente razziato i piccoli fino a far estinguere la piccola popolazione isolana. In Sicilia, dove sopravvivono circa 30-40 coppie di aquile del Bonelli, si è invece ancora in tempo per salvare la specie dalle brame di questi individui.

Per contrastare i falconieri un gruppo di volontari siciliani appartenenti a varie associazioni ambientaliste (Il Coordinamento Tutela Rapaci Sicilia composto da EBN Italia, Fondo Siciliano per la Natura, CABS, LIPU, MAN, WWF) si è organizzato schierando in campo i propri volontari. Nel 2011 si è partiti in via sperimentale con un campo di sorveglianza di un nido, nel quale, grazie alla perseveranza dei volontari, la coppia è riuscita a portare all’involo un aquilotto. Nel 2012, forti dell’esperienza e grazie alla partecipazione di volontari e alle donazioni di alcune associazioni, abbiamo organizzato un più vasto monitoraggio e controllo delle coppie conosciute: i siti più a rischio sono stati monitorati a tempo pieno per prevenire il furto dei piccoli. In tutto sono stati 4 i campi di protezione nei siti più a rischio: si sono alternati circa 75 volontari e si è assistito all’involo di 30 giovani aquile. Nel 2013 l'iniziativa è stata ripetuta: il CABS ha contribuito al progetto inviando 10 volontari italiani e inglesi su due campi, vegliando sui pulcini 24 ore su 24 nel corso di due lunghi mesi, dall'uscita dall'uovo fino ai primi voli.

Ma se sui nidi sorvegliati continuamente dai volontari i pulcini crescono senza problemi, una brutta notizia ci coglie da un nido poco distante: nella giornata di mercoledì 8 maggio due pulcini ormai quasi pronti per il volo sono scomparsi. Precipitatisi per un sopralluogo, i volontari scoprono tracce di corda e i segni di una discesa al nido. I falconieri - o i loro complici - hanno depredato il nido ancora una volta.

Scrive il coordinatore del progetto: "Purtroppo le risorse umane e la logistica non ci consentono di essere dovunque. Il sito oggetto del furto faceva parte dei siti monitorati quasi giornalmente, questo ci ha permesso di risalire alla data e avere certezza che non era successo qualcosa di “naturale”. Continuiamo comunque coi campi e col monitoraggio con maggiore forza accresciuta dalla rabbia per quello che è successo (immaginate: abbiamo le foto dei pulcini di mercoledì 8 e la visione incisa delle 2 aquile che giravano in tondo i giorni successivi)."

Un falco lanario detenuto da un falconiere: non sono pochi gli esemplari di dubbia provenienza e la falconeria è responsabile in molti paesi per la drastica diminuzione delle coppie in natura (© Wikicommons)Un falco lanario detenuto da un falconiere: non sono pochi gli esemplari di dubbia provenienza e la falconeria è responsabile in molti paesi per la drastica diminuzione delle coppie in natura (© Wikicommons) E pensare che proprio quel nido era dato per relativamente sicuro perché già conosciuto dalle Forze dell’Ordine. Quel posto, un paio di anni addietro, era infatti divenuto il punto di partenza di un’ampia attività del Corpo Forestale dello Stato che catapultò da Roma i suoi migliori investigatori. La Sezione Investigativa Cites riuscì a ricostruire i percorsi dei poveri aquilotti depredati. Venne così rilevato un lucroso traffico di uccelli rapaci che coinvolgeva numerosi paesi europei. Dalla Sicilia versola Germania. Qui, riciclati con documenti falsi, tornavano in alcuni casi proprio in Sicilia, dove sono stati poi sequestrati. Un’Aquila in particolare, riferì allora il Corpo Forestale dello Stato, risultava essere proprio il piccolo del nido in questione. Eppure quest'anno lo stesso nido torna ad essere depredato.

Allora il Corpo Forestale dello Stato riferì delle attività di falconeria illegale, a volte incentivate da manifestazioni di stampo medioevale, pagate con soldi pubblici. Ancora più espliciti i volontari del Coordinamento, secondo i quali il boom dei furti nei nidi è legato a filo doppio con la falconeria.

Eppure, riferiscono sempre i volontari, anche quest’anno si era provveduto ad allertare i Distaccamenti della Forestale siciliana e l’Azienda Foreste demaniali. Per questo, ora più che mai, è importate rinnovare l’appello per una vigilanza ferrea del territorio . I bracconieri, infatti, si appoggiano a personaggi locali che sanno molto bene come muoversi. In queste ore sono sicuramente impegnati nei pressi di altri nidi. Ad agevolarli, purtroppo, anche l’esiguità della pena. Basti considerare che un falconiere fermato dalla Forestale siciliana in occasione di una manifestazione folcloristica di stampo medioevale, è stato recentemente condannato al pagamento di 500 euro. Questo nonostante, riferiva l’accusa, sarebbe stato trovato in possesso di due Falchi privi della necessaria documentazione. Per capire di cosa stiamo parlando, basti considerare che un’Aquila del Bonelli può arrivare a valere anche 15.000 euro.

Bisogna continuare la lotta alla falconeria quindi , la vera piaga e “committente” dei furti ai nidi. Un controllo e una presenza in tutti i luoghi della Sicilia dove si svolgono spettacoli di falconeria permette di monitorare la provenienza dei rapaci e arrivare al sequestro dei tanti contrabbandati per soddisfare i desideri dei falconieri. Questa lotta però deve essere realizzata non solo qui ma in tutta Europa perchè solo stroncando il mercato illegale e la detenzione di rapaci sarà possibile garantire a tutti gli uccelli la loro dignità di “individui” liberi di vivere la propria vita in natura.