4) Il mercato nero degli uccelli vivi e morti
Quasi a sugellare quanto scritto sopra a proposito dei tentativi di legalizzare il commercio di esemplari illegalmente catturati, riportiamo di seguito solo alcuni dei casi piú eclatanti – riportati dagli organi di informazione negli ultimi 3 anni - di uccellatori sorpresi dalle autoritá in procinto di alimentare il mercato nero dei richiami. I casi menzionati, unicamente la punta dell’iceberg, si riferiscono alle due pratiche piú diffuse per procurarsi uccelli da richiamo: il primo articolo mette in luce la prassi bresciana di prelevare i piccoli tordi nei meleti del Trentino-Alto Adige. I seguenti 3 articoli trattano casi di cattura con reti e trappole di esemplari che vengono poi „legalizzati“ con anelli falsi e smerciati da riciclatori. Gli ultimi due articoli, seppure non direttamente legati alla Provincia di Brescia (in Veneto si pratica una caccia identica da capanno e le problematiche sono le stesse sotto tutti gli aspetti, solo con una magnitudine minore) lasciano intuire la gravitá del fenomeno e il giro di affari che muove.
1) 11-06-06 Bresciaoggi: prelievo di nidiacei di tordi in Alto Adige
Crocieri sequestrati a un cacciatore dalla vigilanza WWF
Denunciati due cacciatori di Rovato, una famiglia di Dello e una comitiva di Gussago. Indagini sulla truffa degli anellini di riconoscimento. Uccellagione, otto bresciani finiscono nei guai. Mozione dei Comuni dell'Alto Adige contro i razziatori di nidi della nostra provincia. Scattano controlli e maxi multe. L'Alto Adige ha dichiarato «guerra» agli uccellatori bresciani protagonisti negli ultimi giorni di ripetute incursioni nelle piantagioni di mele di Nalles e Terlano per catturare richiami vivi. Una pratica crudele e fuorilegge che alimenta un fiorente mercato clandestino fra i cacciatori della nostra provincia (Bs). I Consigli comunali dei paesi della Bassa Atesina hanno votato una mozione per chiedere controlli piu' accurati sui turisti bresciani e un inasprimento delle pene per i razziatori di nidi. Che come dimostrano le recenti operazioni portate a termine da carabinieri e Guardia forestale provengono quasi sempre dalla nostra provincia. Otto sono infatti i bresciani finiti nei guai nel giro di dieci giorni. Proprio partendo dalle otto denunce a carico dei bresciani, gli inquirenti stanno cercando di risalire la filiera del business dei razziatori di nidi. S'indaga, in particolare sulla provenienza e autenticita' di alcuni «anellini» di riconoscimento trovati nell'automobile degli uccellatori di Rovato. Il contrassegno che viene applicato alla zampa del volatile, serve a riconoscere le specie protette nate in cattivita' oppure detenute prima dell'entrata in vigore della legge di tutela. In realta', spiegano le forze dell'ordine alto atesine, gli anellini vengono falsificati oppure, e capita soprattutto nel Bresciano dove, in periodo di sanatoria i contrassegni sono stati distribuiti a pioggia dalle autorita', riciclati e applicati in modo fraudolento ai tordi rubati dai nidi. In questo modo diventa impossibile scoprire i trafficanti di specie protette che per un esemplare particolarmente «intonato» possono incassare anche 250 euro.
2) 09-11-07 Bresciaoggi Scoperto dal Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale del Corpo Forestale dello Stato di Brescia un traffico illecito di uccelli da richiamo. Un altro episodio stigmatizza l'uso dei richiami da parte dei cacciatori bresciani. Le indagini, in corso da tempo, si sono concentrate su un'uccelleria del Bresciano sospettata di essere un luogo dove avveniva lo smercio di avifauna catturata illegalmente e poi utilizzata quale richiamo vivo dai cacciatori. Le ricerche - condotte dal responsabile del Nucleo, Enrico Benedetti, e dal comandante provinciale della Forestale di Brescia, Gualtiero Stolfini - insieme ad alcune segnalazioni della Lipu hanno permesso di smantellare il giro di compravendita . In seguito a due perquisizioni e' stato denunciato il proprietario dell'uccelleria per vendita di uccelli non provenienti da allevamento e per maltrattamento di animali. L'operazione ha portato anche al sequestro di 182 esemplari tra tordi sassello, cesene e allodole.
3) 23-12-07 Bresciaoggi: „Operazione falso sigillo“ La perquisizione effettuata nei locali di un noto commerciante di Brescia, finito ripetutamente nei guai negli anni scorsi sempre a causa di perquisizioni «fruttuose» effettuate prima dal Wwf e poi dalla stessa Lipu, ha portato al sequestro di due terzi dei circa 300 richiami custoditi. Alcuni esemplari erano privi di qualsiasi strumento di identificazione, altri appartenevano a specie protette, alcuni avevano le zampe fratturate a causa dell'inserimento a forza di anelli inadatti (per questo motivo l'uccellatore verrà denunciato anche per maltrattamento degli animali) e molti «indossavano» fascette di riconoscimento alterate per dimostrare una improbabile nascita in cattività: in realtà si trattava di animali catturati in modo illecito. La stessa perquisizione ha portato anche al rinvenimento di vischio e di diverse armi da caccia anche cariche, pur essendo il padrone di casa privo di licenza venatoria. Come è stato possibile tutto ciò? Secondo la Lipu grazie all'assenza di controlli in questo delicato settore. Il trafficante finito nei guai aveva ottenuto il patentino di allevatore concesso dalla Provincia di Brescia, e per di più è risultato iscritto alla Federazione ornitologica italiana. E sulla base di questa doppia «licenza» era autorizzato a far riprodurre in cattività persino specie «come l'upupa, la più comune cesena o l'allodola che notoriamente non si riproducono assolutamente in gabbia». Evidentemente, nessuno aveva finora controllato cosa succedeva nell'«allevamento» autorizzato. «Al trafficante che abbiamo individuato a Brescia era stata riconosciuta una capacità di allevamento illimitata: è un fatto incredibile. In pratica, avrebbe potuto vendere tranquillamente grandi quantitativi di volatili catturati illegalmente con le reti, oppure, nel caso dei tordi, rubati ancora pulcini dai nidi in Alto Adige, un'attività praticata da numerosi bresciani. Oppure ancora, chissà, presi nei roccoli autorizzati e non registrati. Il tutto quadagnando notevoli cifre, visto che il prezzo base di un richiamo è di 50 euro, e che si sale anche fino a 2-300 per un tordo che canta bene. Riteniamo che questa attività nasconda anche una frode fiscale, e per questo informeremo dell'operazione anche la guardia di finanza ». Un caso isolato? Neanche per sogno. Bresciaoggi aveva riferito nelle settimane scorse di un altro uccellatore, sempre residente nella periferia di Brescia, perquisito dal corpo forestale dello Stato: l'intervento, anche in quel caso fruttuoso, era in realtà stato richiesto sempre dalla Lipu veronese. Ed entrambe queste operazioni sono state seguite negli ultimissimi giorni da altre 8 perquisizioni che l'associazione ha richiesto per il Veronese e che sono state effettuate sempre dalla polizia provinciale scaligera , «scoperchiando» un colossale traffico di uccelli catturati illegalmente e immessi sul mercato sempre con l'escamotage degli anellini falsi: modificati, riprodotti ex novo copiando quelli distribuiti dalle province o recuperati da esemplari morti. Il tutto era partito due anni fa sempre nel Veronese, in seguito al controllo di capannisti bresciani che utilizzavano richiami «legalizzati» con questi sistemi.
4) 20-02-08 Bresciaoggi la Lipu ha avuto una nuova «spiegazione», la terza in pochi mesi, del «ruolo» delle centinaia di reti da uccellagione che la stessa associazione sequestra ogni anno nel Bresciano. In sintesi sono caduti nel sacco altri due trafficanti, zio e nipote, il primo residente a Concesio e il secondo a Passirano, che utilizzando il patentino da allevatore concesso dalla Provincia piazzavano in realtà sul mercato grandi quantitativi di uccelli catturati illegalmente. E non solo. Prima di passare a presentare i dati dei due interventi, la Lipu sottolinea lo «sconcerto per l'evidente assenza di controlli, da parte della Provincia, su persone alle quali l'ente pubblico concede l'autorizzazione a una attività di allevamento che in realtà copre solo traffici illeciti ». Un'affermazione che trova un immediato riscontro nelle realtà scoperte a Concesio e a Passirano. Per chiarire la situazione, basta anticipare che nelle mani dei due «allevatori» gli agenti hanno trovato uccelli da richiamo giovanissimi registrati con anellini risalenti al 1995, ma anche volatili più che adulti con anelli del 2007. Un falso clamoroso, ingigantito dal ritrovamento di anelli falsi ma del tutto identici da quelli distribuiti dalla Provincia (avevano numeri identificativi di fantasia), e da fascette tagliate, limate e modificate per renderle adatte a cammuffare animali catturati con le reti e spacciati come allevati. Entrando nel dettaglio, il presunto allevatore di Concesio (un capannista che caccia abitualmente nel Veronese, così come il nipote) custodiva 290 esemplari tra tordi sasselli e bottacci, fringuelli, peppole, cesene e storni; e 146 sono stati sequestrati.
5) 13/02/08 Repubblica Spacciava per "allevati" uccelli selvatici catturati illegalmente per poi metterli in commercio, traendone enormi guadagni. Con questa accusa nei giorni scorsi è stato fermato a Vipiteno (Bolzano) dagli uomini del Coordinamento Distrettuale di Asiago del Corpo forestale dello Stato, dalla Guardia di Finanza e dal Corpo forestale della Provincia Autonoma di Bolzano, L.S. residente ad Aosta un allevatore fasullo e arcinoto per i suoi traffici di uccelli, mentre rientrava dalla Germania. Nel suo furgone gli agenti hanno scoperto oltre a numerosi esemplari di volatili detenuti illegalmente, reti da uccellagione, trappole per la cattura di avifauna e diversi attrezzi utilizzati per inanellare gli uccelli. L'uomo è stato denunciato all'Autorità Giudiziaria competente per maltrattamento di animali, possesso illegale di fauna selvatica e detenzione di trappole. Questo il risultato di una vasta operazione denominata "anelli dorati" frutto di accurate indagini. In Italia il fenomeno di apporre anelli falsificati alle zampe degli uccelli che vengono poi inseriti nel circuito commerciale con false dichiarazioni di provenienza da allevamento è in forte aumento. Durante l'operazione, infatti, sono state scoperte, oltre a numerosi mezzi di cattura illegali, due valigette contenenti migliaia di anelli e attrezzi per la loro falsificazione, e documenti ritenuti molto importanti anche per ulteriori indagini da parte degli organi competenti. Inoltre gli uomini della Forestale hanno trovato anche vasetti di crema tipo vasellina che consentono di far scivolare meglio gli anelli da infilare, diverse pinze utilizzate per stringere gli anelli già posti alle zampette degli uccelli e per allargare gli anelli prima di infilarli, oltre a cinquanta "collane" formate da più di mille anelli falsi, inamovibili, di vario diametro per legalizzare gli esemplari illegalmente catturati con mezzi vietati. Sono stati posti sotto sequestro vari esemplari di peppola e di passera mattugia, tutti sprovvisti di anello inamovibile e diversi esemplari di prispolone e di ballerina bianca con l'anello che si sfilava senza alcuna difficoltà. Con le reti e gli altri attrezzi sequestrati all'uomo fermato a Vipiteno i piccoli volatili erano catturati con metodi illegali. Le femmine venivano immesse sul mercato nero che alimenta la tradizione della polenta e osei. Ai maschi, in parte catturati in maniera illecita e in parte importati di contrabbando dall'Europa dell'Est, venivano invece applicati gli anellini illegali. Quando è stato fermato L. S. stava appunto tornano da uno dei suoi viaggi "d'affari". Negli allevamenti questi anelli numerati inamovibili, che il bracconiere aveva trovato il modo di falsificare, vanno inseriti nelle zampette entro pochi giorni dalla nascita. Per infilarli agli esemplari adulti usava vaselina e vari tipi di pinze di precisione, spesso spezzando le zampette. "Sono solo i maschi che cantano e i cacciatori li usano come richiamo per le loro battute, a certe condizioni si tratta di una pratica legale, ma la persona denunciata li vendeva anche ad altri bracconieri per essere utilizzati nelle trappole illegali", spiega ancora Furlan.
6) 06-11-09 Il giornale di Vicenza Numeri impressionanti: 3002 beccacce, 2035 allodole, 117 storni, 123 merli, 109 tordi bottacci, 34 tordi sasselli, 250 fringuelli, 33 peppole, 58 cesene e 139 tra pettirossi, cince, lui, fanelli, strillozzi, passere scopaiole e non solo. E poi richiami vivi come tordi, sasselli fringuelli, peppole e allodole. Tutte sequestrate dalla Polizia provinciale a un grosso commerciante di prodotti alimentari dell’Alto Vicentino sorpreso nel suo esercizio con ben 5900 uccelli congelati ed un centinaio di richiami vivi privi di fascetta di identificazione. I richiami vivi, tra l’altro, erano ben nascosti in un vano camuffato dell’azienda. A rendere ancor più pesante il bilancio dell’operazione, anche il sequestro di un centinaio di fascette di vario colore false ed alcune della provincia di Verona ma soprattutto una trentina di bisturi e vari medicinali ad uso veterinario. «Servivano per selezionare i richiami“.
In aggiunta nel 2010 lo spoglio delle schede di autocertificazione sul patrimonio di richiami dei capannisti bresciane ha gettato ulteriore luce sulla diffusa illegalità legata alla detenzione di questi animali. In questa pagina si possono leggere i dati più importanti emersi dallo studio del CABS.







