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7) Fermare, ostacolare, zittire la vigilanza

La legge 157/92, art. 27 stabilisce che le associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali possano disporre di proprie guardie venatorie volontarie. La qualifica di guardia volontaria può essere concessa, a norma del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, a cittadini in possesso di un attestato di idoneità rilasciato dalle regioni previo superamento di apposito esame. Favorendo l’istituzione di guardiacaccia volontari evidentemente il legislatore vuole:

Guardia del WWF salva un'anatra catturata illegalmente in uno sguass a BresciaGuardia del WWF salva un'anatra catturata illegalmente in uno sguass a Brescia

  1. incentivare la partecipazione volontaria dei cittadini nel controllo di un’attività di prelievo di un patrimonio pubblico,
  2. aumentare le forze di sorveglianza da sempre deficitarie in questo ambito, vista la difficoltá nel controllare un’attivitá che si svolge in spazi difficilmente accessibili, e
  3. sottrarre il monopolio dei controlli alle forze di polizia locali, che in materia di caccia sono troppo spesso soggette a pressioni da parte delle associazioni venatorie, della popolazione o delle amministrazioni locali.

Per quanto riguarda il caso bresciano tre associazioni ambientaliste hanno impiegato le proprie guardie sul territorio: la LIPU che dagli anni ‘80 invia un piccolo nucleo per circa due mesi e mezzo, la LAC con alcune guardie presenti saltuariamente dal 2008 e infine il WWF che dal 1997 organizza un campo di guardie con circa 80 partecipanti da tutta Italia. Con la possibilitá di muoversi liberamente sul territorio per tutto il mese di massimo passo autunnale, controllando chiunque si trovi in atteggiamento di caccia, per 10 anni le guardie del WWF portano avanti a Brescia una delle piú riuscite operazioni di lotta al bracconaggio che si conoscano in Europa. Con sempre maggior dedizione e professionalitá vengono controllati ogni anno fino a 600 cacciatori, fino a coprire il 16% di tutti i controlli effettuati dalle autoritá sul mondo venatorio bresciano.

annata Tot. Cacciatori attivi Tot. Cacciatori controllati Tot. Cacciatori controllati dal wwf Percentuale wwf sui controlli
2003-4 30.594 3.848 259 6,7
2004-5 30.90 53.500 484 13,8
2005-6 30.388 3.387 547 16,1
2006-7 29.57 34.070 614 15,1
2007-8 28.946 3.125 237 7,6
2008-9 28.981 2.369 33 1,4

Ebbene osservando i dati che emergono dai verbali redatti dal wwf , viene confortato quanto evidente da anni agli occhi delle associazioni ambientaliste: un cacciatore bresciano su 4 colto in un giorno qualsiasi di caccia sta commettendo un reato (abbattimento o detenzione di specie protetta, uso di richiami acustici elettromagnetici, uccellagione, uso di mezzi proibiti), mentre una percentuale di cacciatori di circa il 40% é sorpresa comunque a violare la legge (fra le infrazioni amministrative maggiormente contestate: abbattimento di fringillidi fino a 5, detenzione di trappole, mancate annotazioni usl tesserino, mancato rispetto delle distanze da case, richiami detenuti illegalmente).

annata Tot. Cacciatori controllati Tot. Cacc. denunciati per reato Tot. Reati contestati Tot. Cacc. denunciati per illeciti ammin. Tot. Illeciti ammin. Percentuale di cacc. commettenti reato Percentuale cacc. che infrangono la legge
2005-6 547 132 229 101 130 24% *Circa 40%
2006-7 614 152 250 119 161 25% *Circa 42%

* L’imprecisione é dovuta al fatto che in alcuni casi puó essere lo stesso cacciatore che ha compiuto entrambi i tipi di violazione. Per approssimazione valutiamo un 3% di casi di sovrapposizione fra cacciatori che commettono reati e violazioni amministrative.

Con 3.500 ore di servizio, 119 verbali amministrativi e 156 denunce penali, 112 fucili sequestrati, 410 archetti, 111 bastoncini di vischio, 512 trappoline, 265 reti, 71 richiami elettromagnetici, 1.567 esemplari di fauna illecitamente abbattuta e 401 esemplari illegalmente detenuti, nel solo 2006 le guardie del wwf stanno dimostrando concretamente la diffusione del bracconaggio a Brescia e quanto possa aiutare a contrastarlo l’operato dei volontari. Non solo, ma dal momento che le guardie si occupano quasi unicamente dei controlli ai cacciatori e non come i volontari della rimozione degli archetti, stanno dimostrando come la famosa distinzione fra cacciatore e bracconiere, tanto rivendicata dal mondo venatorio, non é comprovata dai fatti: le guardie trovavano i cacciatori con reti (265 rinvenute controllando i cacciatori, mentre LAC e Komitee ne avevano trovate solo 156 girando a caso nei boschi) e con vischio. Il 2007 é peró l’ultimo anno di campo del wwf: in seguito ad anni di campagne di diffamazione da parte delle organizzazioni venatorie locali che garantiscono mendacemente ai cacciatori come le guardie volontarie non abbiano il potere di effettuare controlli, l’amministrazione provinciale decide di intervenire in difesa dei cacciatori dall’iperattivitá delle guardie. Con un nuovo regolamento delle GVV la Provincia a partire dal 2008:

  1. non riconosce il decreto di GVV alle guardie non residenti nella Regione Lombardia
  2. stabilisce che le GVV debbano sottoporsi alla coordinazione della Polizia Provinciale, ovvero devono avvisare con mesi di anticipo in che giorni e in che comuni pensano di esercitare le loro funzioni. Inoltre il territorio della Provincia viene diviso in 4 settori; ogni guardia puó essere attiva solo all’interno di uno di questi per tutto l’anno.

In aggiunta il nuovo procuratore capo di Brescia (in seguito al cambio di orientamento espresso dalle ultime sentenze di Cassazione) non riconosce piú alle GVV le funzioni di polizia giudiziaria rendendo il lavoro delle guardie nei fatti impossibile. Di fronte a un reato - e a Brescia si commettono soprattutto reati - le guardie non possono infatti effettuare sequestri e perquisizioni e devono chiedere necessariamente l’aiuto di carabinieri, polizia provinciale o forestale, spesso irragiungibili o non disponibili.

In questo complesso di concause di fatto la neutralizzazione delle guardie volontarie viene portata a termine: il campo nazionale del wwf non puó piú essere fatto e le guardie lombarde si trovano soffocate nelle maglie strette imposte dalla Provincia. Nel 2008 non ci sono guardie del wwf in attivitá, nel 2009 sono cinque guardie ad essere attive. Cosí viene imbrigliato uno degli organi di vigilanza preposti al controllo del bracconaggio, colpevole di essere troppo indipendente ed efficace sul territorio [1].

Ma non è il solo a disturbare. Come menzionato piú sopra, a partire dagli anni ‘90 anche il Corpo forestale dello stato si mobilita contro il diffuso bracconaggio bresciano e invia il NOA a supporto dei nuclei forestali locali durante tutto il mese di ottobre. Il Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA), istituito con Decreto del Capo del Corpo nel dicembre 2005, prevede la composizione di Reparti Operativi costituiti da personale Forestale, in gran parte specializzato, proveniente sia dal Nucleo centrale sia dai Comandi periferici, in numero variabile a seconda delle esigenze che richiede la situazione. Esso interviene nei contesti in cui vi sia una sistematica violazione delle norme della legge 157/92, soprattutto quando si verifichi massicciamente la cattura o la detenzione di fauna particolarmente protetta e l'esercizio di caccia in periodo di divieto generale. Ad oggi il NOA é stato impiegato con risultati straordinari in Calabria, contro la pratica di abbattere i falchi pecchiaioli durante la migrazione, sulle isole pontine contro il bracconaggio primaverile a tortore e quaglie, in Puglia contro il bracconaggio a anatre e limicoli intorno al Parco del Gargano e a Brescia contro archetti e reti.

Il sito d’intervento in cui questo corpo forestale é stato maggiormente combattuto é per l’appunto quest’ultimo. Vediamo prima i dati. Con una media di 90-120 bracconieri denunciati ogni anno a Brescia nel corso delle 5 settimane di campo (nel 2009 solo 4, per via del taglio dei fondi al nucleo) gli agenti del NOA sono riusciti nel corso di 20 anni di attivitá a sequestrare circa 100.000 mezzi illeciti di caccia (archetti, trappoline, reti) e a denunciare all'Autorità Giudiziaria oltre un migliaio di bracconieri bresciani. Un dato é molto importante: il 45% dei denunciati per bracconaggio con reti e archetti a Brescia sono cacciatori, cioé sono in possesso della licenza di caccia. É importante sottolineare che il NOA non si occupa direttamente dei cacciatori (sebbene ne abbia tutto il diritto), ma durante il campo bresciano „operazione pettirosso“, lavora unicamente appostandosi su reti, archetti e trappoline. E chi risulta essere il proprietario di questi? I cacciatori appunto, almeno uno su due. Dati alla mano, é soprattutto grazie all’impegno del NOA nell’identificare chi commette reato, che il fenomeno del bracconaggio é costantemente diminuito dagli anni ‘90 a oggi.

Ciononostante, o forse per questo il NOA, é avversato dalle forze politiche locali e addirittura nazionali. Giá il 23 settembre 2003 il Corriere riporta di un tentativo di ritardare o evitare l’intervento del Corpo: „La motivazione del mancato invio del Nucleo operativo anti-bracconaggio (Noa) nelle valli del Bresciano è, secondo i dirigenti del corpo forestale dello Stato, che «la migrazione autunnale non è ancora iniziata». «Gli agenti sono pronti a partire, ma dobbiamo aspettare il via libera da parte dei nostri superiori - confida un funzionario -. Ma se le cose stanno in questi termini come si spiegano le migliaia di archetti, le decine di reti, le centinaia di uccelli finiti nella trappole che gli agenti del nucleo anti-bracconaggio della Lipu hanno sequestrato in una decina di giorni di attività?“. Il mese seguente si intende che c’é una vera e propria volontá da parte di un certo settore delle amministrazioni locali di allontanare il NOA. In seguito ad uno scontro fra una famiglia di bracconieri e gli agenti forestali, il sindaco di Collio proclama: „Ogni autunno dobbiamo fare i conti con il Noa della Forestale che arriva da Roma e provoca una tensione enorme fra la nostra gente». Il sindaco non si dice contrario ai controlli antibracconaggio, ma ne contesta i metodi. «Abbiamo già le guardie provinciali che svolgono bene il loro lavoro. Non si può continuare ad esasperare gli animi con atteggiamenti repressivi». Paterlini ha scritto al Prefetto di Brescia chiedendo l' allontanamento del Nucleo antibracconaggio“(Il Corriere, 11 ottobre 2003 ). Nell’autunno 2009 l’alleanza politico-venatoria contro il NOA diviene ancora piú evidente. Intorno al 20 ottobre gli agenti del NOA denunciano per uccellagione alcuni cacciatori del comune di Lumezzane, da sempre zona calda per i controlli. I cacciatori infatti in questo comune godono di forti appoggi istituzionali, la cittá é una delle basi industriali di Brescia e da qui vengono alcuni politici nazionali. I cacciatori di Lumezzane, fra i piú numerosi della Provincia, sono consorziati, posseggono strade private che conducono ai capanni e di cui possono impedire l’accesso. Posseggono capanni chiusi, invisibili e impenetrabili dall’esterno, se non suonando il campanello. Vivono insomma in una condizione venatoria priviliegiata, al punto che gli agenti di polizia provinciale riferiscono di essere dissuasi dall’effettuare controlli nell’area del comune (comunicazione personale). Ebbene in questo contesto gli agenti del NOA rinvengono numerose reti (ogni anno nella zona i volontari rimuovono circa 60 reti intorno e dai capanni) e sorprendono alcuni cacciatori in fragranza di reato. La notizia rimbomba nella zona, al punto che a Lumezzane diviene un tema di conversazione. Il 23 ottobre, pochi giorni dopo le denunce, il NOA viene avvisato che per un’improvvisa mancanza di fondi, deve rientrare immediatamente a Roma, interrompendo il campo antibracconaggio una settimana prima del previsto. Il senatore Della Seta riferisce che l’ordine arriva direttamente dal ministro Zaia. Le associazioni ambientaliste e il sindacato di polizia ambientale si mobilitano fortemente chiedendo la revoca del rientro. Il ministro da parte sua nega di aver impartito il rientro, poi finalmente viene autorizzata la prosecuzione del campo. Non é possibile provare cosa sia successo fra Lumezzane e Roma in quei giorni, ma é corretto ipotizzare che l’operato del NOA contro il bracconaggio stava risultando troppo fastidioso per i bracconieri di Lumezzane.

Quindi: non sono benvenute le guardie venatorie volontarie, non é benvenuto il NOA: quali sono allora le forze preposte al controllo del bracconaggio benvenute nelle valli bresciane? Evidentemente quelle locali. Peccato che il bracconaggio e l’uccellagione sono fiorite a Brescia quando queste forze erano giá presenti e l’aggiungersi dei volontari e del NOA é stato dettato proprio dalla valutazione che le forze di polizia locale non erano in grado di farsi carico dell’enorme sforzo di contrasto di un fenomeno tanto diffuso e tollerato. Se da una parte é chiaro che le norme entrate in vigore 18 anni fa hanno imbrigliato una cultura venatoria (l’uccellagione nelle sue varie forme) che dimostra ancora oggi di non riuscire a sopravvivere se non violando sistematicamente queste norme, é anche vero che queste norme sono stato il risultato di un processo di cambio di sensibilitá a livello europeo e di una trasformazione in peggio del contesto naturale, tale per cui i legislatori hanno compreso che una forma di caccia tanto massiccia e non selettiva non risultava piú compatibile con la tutela dell’avifauna migratoria e con la volontá dei cittadini europei. La legge 157/92 rappresentó un compromesso fra le esigenza di tutela e quelle ludiche di una minoranza di cittadini. A Brescia questo compromesso é disatteso continuamente. Non solo, ma i 23.000 cacciatori migratoristi bresciani (con i bergamaschi e i veneti) trainano tutto il mondo venatorio e la stessa politica nazionale verso un ritorno alla legittimazione del prelievo senza limiti di numero, di specie, di tempi e di forme. I rappresentanti politici di questi gruppi a loro volta si mettono continuamente e consapevolmente dalla parte dell’illegalitá e dell’abuso, non solo promulgando regolarmente provvedimenti illegittimi, ma portando avanti campagne di criminalizzazione, delegittimazione, ostacolamento e imbavagliamento del mondo ambientalista e impegnato sul campo. La caccia alla migratoria a Brescia costituisce una seria minaccia culturale e politica per l’intero paese: alle autoritá nazionali spetta il compito di riportare nei binari della legalitá questa caccia, non di abbattere questi stessi binari.



Note


[1] L´intero corpo della Polizia Provinciale di Brescia riporta aver comminato nel 2009: 106 verbali penali e 187 contestazioni amministrative, sequestrato 38 fucili, 473 trappoline, 41 lacci, 75 reti per l'uccellagione, 1.843 archetti. Confrontando i dati del wwf del 2006 con quelli della Provincia del 2009 (non avendo dati per il 2006), si evince che il wwf raggiungeva e in alcuni casi era piú efficace della Provincia (denunce penali, fucili sequestrati, reti, sep e vischio).