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6) La caccia alla migratoria sui passi di Brescia

Brescia rappresenta uno snodo fondamentale lungo le rotte migratorie che vengono percorse dall’avifauna per spostarsi dalle aree di nidificazione, nell’Europa settentrionale e nord-orientale, a quelle di svernamento, nel bacino del Mediterraneo e in tutta l’Africa. Questa posizione da una parte spiega la ricchezza di avifauna nel territorio durante le migrazioni e dall’altra implica una particolare responsabilità nella tutela di un patrimonio comune a tutti i Paesi che costituiscono il Paleartico occidentale. Nell’attraversamento delle zone montuose, i flussi migratori si incanalano e concentrano nei passaggi che minimizzano lo sforzo di superare le catene montuose: per questo motivo i valichi costituiscono una sorta di collo di bottiglia nel quale l’avifauna si concentra per proseguire nel proprio viaggio.

Il Passo Maniva, uno dei più importanti canali migratori d'Italia. Sullo sfondo il Colle di San Zeno (© iqrs/wikimedia commons)Il Passo Maniva, uno dei più importanti canali migratori d'Italia. Sullo sfondo il Colle di San Zeno (© iqrs/wikimedia commons)La normativa europea e di conseguenza in caduta quella nazionale e regionale prevedono uno speciale regime di protezione per i valichi interessati dai flussi migratori proprio perché in questi punti l’avifauna è particolarmente vulnerabile. Nel raggio di mille metri da questi valichi dovrebbe quindi essere vietata la caccia (art. 21, comma 3, legge 157/92).

È evidente che questi valichi, per le stesse motivazioni, rappresentano anche un punto di grande interesse per la caccia alla fauna migratoria e vi sia una forte resistenza da parte del mondo venatorio ad applicare la norma che vieta la caccia proprio là dove si possono realizzare i maggiori carnieri. Nella Provincia di Brescia vi sono ben 14 valichi rilevanti per il transito dei migratori, due dei quali rivestono una particolare importanza: Colle San Zeno e Passo del Maniva. Il dato è dimostrato dalla forte concentrazione in quelle aree di impianti di cattura e capanni di caccia, oltre che dall’elevato numero di cacciatori che li frequenta. In queste aree è inoltre diffusissimo il tiro al volo ai piccoli migratori [1]. La Provincia di Brescia sin dalla entrata in vigore della 157 nel 1992 si é sottratta al dovere di segnalare e probire la caccia ai migratori sui valichi piú importanti del suo territorio, proteggendo valichi di minore importanza (Monte Cretoso, Monte Fra, Passo della Puria, Passo Scarpapè, Passo della Berga, Passo della Spina, Passo delle Portole, Monte della Piana e Malga Mala, nessuno dei quali successivamente riconosciuto dall’INFS come fondamentale per i flussi migratori), ma lasciandola aperta sulle „autostrade migratorie“, soprattutto il Passo del Maniva e Colle San Zeno, da sempre siti privilegiati per la caccia alla migratoria. Solo nel dicembre 2006 la LAC (Lega Abolizione Caccia - ONLUS) ha disposto una diffida alla Provincia nella quale, affidandosi sullo studio “Empirical procedures to identify migratory bird bottlenecks in the Alpine area” a cura di un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano, pubblicata nel 2000 sulla rivista “The ring”, segnala alla Provincia l’obbligo di proibire la caccia nei seguenti 8 valichi:

  • Foppella di Colle S.Zeno ( Comuni di Pisogne e Pezzaze )
  • Giogo Maniva (Comuni di Bagolino e Collio )
  • Valico Capovalle (Comune di Capovalle )
  • Passo di Crocedomini ( Comune di Breno)
  • Passo del Vivione (Comune di Angolo Terme)
  • Giogo della Presolana (Comune di Angolo Terme)
  • Passata delle Crocette (Comuni di Bione e Lumezzane)
  • Passo Zeno (Comune di Lavenone)

In seguito all’istanza la provincia di Brescia non attiva alcuna procedura di modifica del piano faunistico-venatorio per cui la LAC ricorre di nuovo al TAR (n. 428/07), il quale riconosce il ricorso ammissibile e fondato e dá alla Provincia 30 giorni per rivedere lo statuto di protezione dei valichi (n. 595/2007). La Provincia in risposta approva la Delibera n. 357 con la quale stabilisce il divieto di caccia all’avifauna migratoria a ridosso e sui versanti del Giogo del Maniva, poi con la delibera 366 del 22.07.08 individua una piccola area di protezione nella quale si realizza una stazione di cattura e inanellamento a Foppella di Colle S. Zeno. Infine con la delibera 17 del 31.03.09 stabilisce la chiusura alla caccia di altri due valichi: Passo del Vivione e Giogo della Presolana, il cui territorio ricade peró paradossalmente per la maggior parte nella Provincia di Bergamo. Con solerzia la Provincia di Brescia richiede a quella di Bergamo di proibire la caccia sui valichi comuni, continuando peró a dimenticare i suoi valichi piú importanti. A questo punto il TAR di Brescia con l’ordinanza 432 del 26.06.2009 annulla la precedente delibera della Provincia e le intima di mettere in totale divieto i due passi fondamentali delle montagne bresciane. La Provincia é costretta a cedere e con la delibera 418 del 24.08.09 vieta definitivamente la caccia vagante alla migratoria – ad eccezione della beccaccia con l’uso del cane, nel raggio di mille metri su San Zeno e Maniva. Lascia peró aperta la caccia da capanno, per cui la LAC ricorre nuovamente al TAR (n. 588/09) chiedendo la proibizione di caccia come misura cautelare. Il TAR respinge l’istanza cautelare e sta tuttora vagliando i documenti.



Note


[1] I cacciatori si dispongono in fila sul passo a 20 metri gli uni dagli altri e attendono i piccoli contingenti di fringillidi in migrazione. Quando uno stormo si accinge a superare il colle passando in volo a 5-10 metri sopra la testa dei cacciatori, viene raggiunto dalle fucilate. Nei giorni di massimo passo gli stormi si avvicendano uno al minuto e di conseguenza sono stati osservati cacciatori abbattere e incarnierare 6 fra fringuelli e peppole in circa 10 minuti (in genere la caccia al volo prosegue per 3-4 ore). Senza contare che sui versanti alle spalle di questi passi é estremamente comune rinvenire al suolo individui di fringuelli e peppole con ferite di arma da fuoco e incapaci di volare.