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5) Aprite i roccoli! Per l'amor dei cacciatori!

Per cacciare da appostamento fisso servono i richiami vivi. Secondo la legge, per procurarseli, i cacciatori si devono rivolgere alle Provincie alle quali la Regione ogni anno assegna delle quote di cattura. Per ottenere questi richiami, le Provincie autorizzano degli impianti di cattura, detti roccoli, che dovrebbero catturare solo individui delle specie previste nel numero consentito e consegnarli alla Provincia dopo averli inanellati. La Provincia provvede quindi a distribuire gratuitamente ai cacciatori che ne fanno richiesta gli esemplari catturati. In tutta la Lombardia i roccoli sono 57 (dati 2006), di cui poco meno della metá attivi ( precisamente 23) nella sola Provincia di Brescia. Per prendere un esempio nel 2006 i roccoli bresciani – strutture enormi con decine di reti legalmente attive da fine settembre al 31 dicembre - potevano catturare 19.450 turdidi, e hanno dichiarato di catturarne 13.000. Nel 2007 invece ne hanno dichiarati 16.360. Fin qui tutto bene, ma é tutto qui quello che succede intorno ai roccoli?

Un roccolo, impianto di cattura con reti, nelle valli brescianeUn roccolo, impianto di cattura con reti, nelle valli brescianeIl meccanismo non funziona esattamente come dovrebbe e le autoritá, cacciatori e organi di controllo lo sanno alla perfezione. Non è un caso che la Regione Lombardia abbia precluso alla vigilanza volontaria di operare la vigilanza sui roccoli, preferendo i soli controlli "istituzionali". Infatti in un contesto, come quello della caccia alla migratoria, in cui un passeriforme morto possiede un valore di mercato di 2,5 euro e un turdide o fringillide vivo da richiamo di almento 20-30 euro, il roccolatore, unica figura legalmente titolata a procurarsi uccelli vivi, é al centro di un grande interesse. La tentazione per un roccolatore di avviare un traffico illegale di uccelli morti (per fini culinari) o vivi (come richiami) é di conseguenza estremamente forte. Da un lato la Provincia paga al roccolatore per ogni uccello una frazione del suo "valore di mercato", mentre dall’altro numerosi cacciatori sono disposti ad acquistare gli uccelli direttamente dal roccolatore risparmiando tempo e liste di attesa. Anche per la posizione spesso isolata dei roccoli e la scarsitá dei controlli, il roccolo é cosí in realtá il sito privilegiato per l’uccellagione illegale. Qui di seguito segnaliamo una breve rassegna degli abusi riscontrati a carico di roccolatori autorizzati in Provincia di Brescia (ma anche Bergamo, Veneto, Emilia Romagna, a dimostrazione della diffusione del fenomeno dell’illegalitá legata al roccolo).

  • 06-12-06 (Valle sabbia news): Brescia, roccolo autorizzato Valtenesi 3, localitá Monte Tesio a Gavardo scoperto dal CFS con 153 uccelli protetti, 25 trappole illegali, 61 anelli irregolari.
  • 25-03-07 (Gazzettino quinordest): Vicenza, roccolo Rossi a Santa Caterina di Tretto, autorizzato dalla Provincia. Dodici imputati fra cui un poliziotto e il roccolatore accusati di peculato, ricettazione, falsa certificazione di vendita degli uccelli. Si calcola che siano stati catturati almeno il doppio degli uccelli dichiarati, fra cui specie protette [1].
  • 05-12-07: Treviso, un roccolo della Provincia e tre roccolatori sono denunciati dal CFS per vendita sottobanco di uccelli. Venivano denunciati meno uccelli di quelli effettvamente catturati. Sequestrati 120 uccelli, 550 cartucce detenute illegalmente, anellini contraffatti, denaro proveniente dalle attività illecite.
  • 08-12-2007: Brescia, roccolo autorizzato nel comune di Capriolo, Franciacorta 3, località Costalunga, sequestrato dal CFS. Sequestrati richiami pronti per la vendita sottobanco e circa 50 individui morti di specie protette.
  • 20-02-08: Treviso, un roccolatore autorizzato sorpreso dal CFS al centro di un traffico di uccelli protetti e non con vendita in nero di richiami, possesso di anelli falsificati, vendita di uccelli morti ai ristoranti. Dichiarava il 10% delle catture [2].
  • 12-10-08 Bergamo, nel roccolo di Villa di Serio vengono rinvenuti dal CFS e WWF due fucili non denunciati regolarmente all'Autorita' di Pubblica Sicurezza, anelli contraffatti e 15 esemplari di avifauna morta occultati in una siepe.
  • 10-10-08 (Bresciaoggi): Brescia, il CFS sorprende il roccolatore autorizzato di Val Pirlo a Vestone con 70 uccelli protetti morti e 7 richiami pronti per essere venduti sottobanco.
  • 6-10-2008: Brescia, il roccolo Franciacorta 10, località Torbiato, Comune di Adro sorpreso dal CFS ad uccidere gli uccelli protetti catturati.
  • 8-10-2008: Brescia, il roccolo Valle Sabbia 4, località Baremone, nel Comune di Anfo é denunciato dalla Poliza Provinciale per uccisione e vendita di uccelli protetti.
  • 30-11-08: Forlí, il roccolatore é sorpreso dal CFS a vendere le fascette che la provincia gli aveva ceduto allo scopo di marcare i richiami. Il soggetto vendeva fascette e certificava la vendita emettendo un falso foglio di cessione richiami vivi.
  • 23-10-09 (BresciaOggi):Brescia, il CFS denuncia il roccolatore del roccolo Valle Camonica 6, Località Pornina, Comune di Vezza D’Oglio per uccisione e vendita illegale di specie protette.
  • 1-11-09: Brescia, il Nipaf scopre i due inanellatori scientifici autorizzati della Provincia mentre uccellano nell’impianto posto sul giogo del Maniva che doveva servire a scopi scientifici. L’impianto é chiuso, mentre vengono sequestrati 80 uccelli pronti per la vendita sottobanco e circa 200 esemplari protetti morti.
  • 5-11-2010 (BresciaOggi): Brescia, La forestale di Gavardo scopre reti, sep, uccelli protetti vivi e morti nel congelatore e nel giardino della casa in cui abita il roccolatore di Monte Tesio. La colpa se la prende la moglie.
  • 29-10-2011 (BresciaOggi): La forestale di Gavardo scopre il roccolo di Tesio attivo, nonostante il TAR abbia imposto la chiusura. Il roccolatore è lo stesso sorpreso con le trappole in casa l'anno prima.
  • 05.11.2011: Un escursionista scopre che il roccolo di Bione ha reti esposte. Allertata la Polizia Provinciale, gli agenti affermano che anche se aperta la rete, non cattura (!!?). Dopo alcuni giorni le reti sono ancora aperte.
  • 22-11-2011 (BresciaOggi): La forestale di Gavardo scopre le reti poste nel roccolo di Serle, che continua a catturare nonostante la chiusura. Fra gli uccelli catturati, anche alcuni protetti morti.

Questo inventario di casi, in cui Brescia fa da padrona con 7 denunce a roccolatori in 4 anni, dimostra che cosa si nasconda dietro al roccolo. D’altra parte anche i TAR (in primis quelli di Lombardia e Veneto) su ricorso delle associazioni hanno quasi sempre riconosciuto l’illegalitá di queste strutture. Le motivazioni con cui i Tribunali hanno stabilito l’illegalità di principio di questi impianti sono state principalmente:

1 – la rete é in sé uno strumento non selettivo di cattura e come tale non autorizzabile.

2 – Il roccolo é uno strumento di cattura di massa e ha quindi un impatto alto sull’avifauna di passaggio.

3 – l’utilizzo in deroga di metodi non selettivi deve essere consentito in casi sporadici e non utilizzato dalle amministrazioni come prassi.

4 - l’utilizzo in deroga di metodi non selettivi deve essere consentito come ultima istanza e dopo aver tentato altre formule (per esempio la riproduzione in cattivitá dei richiami).

5 – Il sistema legato al funzionamento del roccolo non garantisce una efficacia e prontezza dei controlli e rende possibile il verificarsi di comportamenti illegali (parere INFS).

Nella seguente tabella si evidenzia come a partire dal 1998 tutti i pronunciamenti del Tribunale Amministrativo Regionale, nonché il parere del Consiglio di Stato abbiano dato ragione ai ricorsi delle associazioni ambientaliste contro l’uso dei roccoli come impianti di cattura legali. Nella tabella seguente i vari DGR si riferiscono ai provvedimenti regionali che autorizzano le catture con i roccoli.

Annata venatoria Estremi atto Ricorso TAR Pronunce TAR
95-96 DGR 66166
96-97 DGR 17867 Improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse
97-98 DGR 30817 LAC Ricorso n. 4577/97 contro Regione Lombardia e Provincia di Como Improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse
98-99 DGR 38896 LAC Ricorso n. 408798 contro Regione Lombardia e Provincia di Como La DGR sospesa dal TAR con la motivazione che “l’utilizzo delle reti non è selettivo e non appaiano sussistenti le condizioni di deroga previsti dalla normativa comunitaria” ma improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse
99-00 DGR 45258 LAC Ricorso n. 3686/99 contro Regione Lombardia e Provincia di Milano Improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse
00-01 DGR n. 766 LAC e WWF Ricorso 4205/00 Contro Regione Lombardia e Province Milano, Bergamo, Brescia, Mantova TAR dá ragione a LAC e WWF. La DGR é annullata. La Regione e la Provincia di Brescia si appellano al consiglio di Stato che con sentenza 2401 del 2003 respinge l’appello
01-02 DGR 5871 LAC e LAV Ricorso n. 1467 contro Regione Lombardia e province Milano, Bergamo, Lecco, Como, Varese e Mantova Sentenza 1467 del 19.04.2004 Accolto ricorso e annullato il provvedimento regionale
02-03 DGR 10504
03-04 DGR 14014
04-05 DGR 18536, DGR 19087 LAC Ricorso 4163/2004 contro Regione Lombardia e provincia di Milano, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Varese, Como Ordinanza TAR n. 2451 accolta domanda incidentale di sospensione per entrambi i DGR
05-06 L.R. 14 LAC ricorre contro i provvedimenti delle 6 Province Si respingono le domande incidentali di sospensione, ma con le sentenze del 2007-8-9 si accolgono tutti i ricorsi e annullano le determiazioni dirigenziali. Sollevata questione legittimità Costituzionale della legge 14 del 2005
06-07 L.R. 20 LAC Ricorso n 2571/2006 sui provvedimenti provinciali piú straordinario al Presidente della Repubblica Accolta domanda incidentale di sospensione per Milano. Ricorso al Presidente Repubblica. Sentito il parere il parere n. 200701914 del Consiglio di Stato accolto
07-08 L.R. 3
08-09 L.R. 23 LAC ricorso sui provvedimenti di 2 province Sospensione dei provvedimenti impugnati
09-10 L.R. 19 LAC ricorso sui provvedimenti di 1 provincia Corte Costituzionale dichiara incostituzionale (266/2010)
10-11 L.R.16 LAC ricorso sui provvedimenti 2 province Sospensione del provvedimento impugnato. Il TAR non chiede la sospensiva e richiede il decadimento delle delibere il 12/2011(!!). Corte Costituzionale dichiara incostituzionale (190/2011)
11-12 L.R.16 LAC ricorso su provvedimento di 2 province Impugnato dal C.d.M. il 21/11/2011. Il 27/10 il TAR sospende in entrambe le province. Il 17/11 sempre il TAR riapre i roccoli bergamaschi, ma mantiene chiusi quelli di Brescia. Il 22/11 la Provincia di Brescia riapre i suoi 18 roccoli (anche quelli sotto sequestro). Il 25/11 il TAR li ferma di nuovo



Note


[1] Operazione „prigionieri alati“: Otto imputati, tra cui un poliziotto, devono rispondere di ricettazione. Il sottufficiale della Forestale Stefano Stefani venerdì ha risposto alle domande di accusa e difesa per quattro ore al processo sulla gestione illegale della cattura e vendita di uccelli vivi da richiamo al roccolo Rossi di Schio, L'indagine fu ribattezzata "prigionieri alati" e risale al 2003 quando fu arrestato anche un poliziotto, Maurizio Marsilio di Schio, e fu stroncato un giro di uccelli da richiamo, catturati nell'impianto dato in gestione dalla Provincia. Finalmente in aula a Vicenza dodici persone implicate nel ricchissimo mercato nero dei richiami vivi: un aspetto oscuro della caccia ai migratori da appostamento, troppe volte sottovalutato, all'interno del quale si arricchiscono bracconieri e commercianti senza scrupoli. Al centro del caso il famoso "roccolo Rossi" a Santa Caterina del Tretto nel comune di Schio, dov'era stata catturata il doppio dell'avifauna dichiarata. I reati vanno dal peculato alla falsa certificazione della vendita di uccelli, fino alla ricettazione di quasi cinquecento esemplari. Tra quelli presi anche rapaci notturni. Il magistrato ha messo a punto le griglie all'interno delle quali si muoveva il business illecito mediante la compravendita degli uccelli protetti, rivenduti in media a 70 euro (al posto di 12,9 euro), mentre gli anelli che camuffavano l'illecito traffico costavano 20 euro. Dai conti della procura nel periodo 2001-2003, nell'impianto venatorio autorizzato dalla Provincia furono catturati 1.000 esemplari, mentre ne furono dichiarati 559. Quasi il doppio, anche se il sospetto è che siano stati molti di più quelli non contabilizzati.

[2] L'indagine è partita dalla Forestale di Treviso che ha stroncato un traffico di volatili catturati in maniera illegale. Il blitz finale ha interessato un ventina di abitazioni, oltre a un ristorante di Caneva: dalle perquisizioni sono emersi duemila uccellini morti destinati a piatti tipici, altri 600 esemplari salvati e ulteriori animali morti posti sotto sequestro appartenenti alle specie non cacciabili. Per i 16 denunciati invece le ipotesi di reato vanno dal maltrattamento di animali, per la barbara pratica di "sessaggio" per stabilire il sesso dell'animale al furto aggravato, trattandosi di patrimonio faunistico indisponibile dello Stato, oltre alla violazione delle norme sulla caccia. Il meccanismo portato alla luce dopo mesi di indagine della Forestale è piuttosto complesso e si basava su una rete di intricati rapporti. Al centro di tutto un cinquantenne del vittoriese M.P. Era lui, il gestore di uno degli otto impianti di cattura di uccelli da richiamo, i cosiddetti "roccoli", ad aver messo in piedi un'attività parallela tutt'altro che regolare. Infatti oltre alle poche decine di esemplari che il commerciante catturava e che regolarmente portava al centro raccolta della Provincia, come prevede la regolamentazione in deroga alla normativa, catturava un altro 90 per cento "in nero". Quegli esemplari li faceva passare come "di allevamento" con tanto di anelli identificativi "contraffatti". Quegli uccelli erano i pezzi più pregiati e garantiti, che M.P. cedeva anche a 150-200 euro, rispetto ai 10 euro richiesti per quelli regolari (che non possono esser più di 1.500 l'anno). E proprio quegli esemplari venivano sottoposti alla barbarica tecnica del "sessaggio": ovvero l'incisione con un bisturi tra la coscia e l'ala dell'animale per stabilirne il sesso.