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3) Richiami e la truffa degli anelli

Per esercitare la caccia da capanno sono imprescindibili i richiami vivi, che svolgono il ruolo di attrarre i conspecifici in migrazione nelle vicinanze del capanno da caccia. Ogni capannista ha per legge la possibilitá di detenere un numero massimo di 40 richiami da cattura, fino a 10 unità per ognuna delle specie di richiamo. Per i richiami da allevamento invece non c’é alcun limite. Ovviamente questi richiami non possono essere solo uccelli che il capannista giá detiene dagli anni precedenti, di quelli che fanno la primavera, poiché per il buon successo della caccia, si richiedono anche i „presicci“, cioé gli uccelli di cattura fresca. Questa cincia mora non è proprio un richiamo oltre ad essere  protetta, ciononostante era detenuta da un cacciatore a BresciaQuesta cincia mora non è proprio un richiamo oltre ad essere protetta, ciononostante era detenuta da un cacciatore a Brescia Ogni anno quindi il capannista deve procurarsi degli uccelli freschi di cattura, per ragioni di richiamo, ma anche per rimpiazzare quanti sono morti nel corso dell’anno precedente. Si puó valutare in 3-4 turdidi e 4-5 fringillidi il fabbisogno medio annuale di presicci per un capannista. In totale circa 27.000 turdidi e 35.000 fringillidi. Calcolando che nella Provincia di Brescia vengono catturati nei roccoli fra i 13.000 e i 16.000 turdidi e non possono venire catturati fringillidi, rimane il grosso interrogativo della provenienza dei restanti 10.000 turdidi e 35.000 fringillidi richiesti annualmente. In teoria tutti questi uccelli provengono dagli allevamenti autorizzati, in realtá la stragrande maggioranza proviene da catture illecite.

Secondo la legge italiana gli uccelli da richiamo vanno marcati con un anello inamovibile. Nel caso degli uccelli allevati in cattivitá, questo anello é in metallo con un diametro stabilito dal FOI (Federazione Ornicultori Italiani), tale da poter essere infilato solo a un nidiaceo e non a un uccello adulto, diventando cosí inamovibile con la crescita.

SPECIE DIAMETRO INTERNO mm DIAMETRO ESTERNO mm
CESENA 5 6,5
MERLO 5 6,5
TORDO BOTTACCIO 4,5 5,5
TORDO SASSELLO 4,5 5,5

Questi anelli vengono acquistati da ogni ornicoltore e mostrano la scritta COI, il codice RNA (Registro Nazionale Allevatori) dell’allevatore (es: 01HZ), un numero progressivo, che corrisponde alla sequenza di nidiacei nati nell’allevamento (30 vuol dire il trentesimo nidiaceo nato nell’annno), e infine il numero di anno segnalato con due numeri verticali (09 sta per 2009). Nel caso degli uccelli presicci catturati nei roccoli l’anello é invece una fascetta in plastica di colore bianco o verde. La Provincia ha poi distribuito altre fascette nel corso dei suoi „condoni“ del 1994 e 1995, legalizzando esemplari precedentemente detenuti che non risultavano piú legali secondo la normativa nazionale del 1992. Questi esemplari sono in massima parte fringuelli e peppole e per legalizzarli la Provincia ha distribuito ai cacciatori fascette rosse a pioggia ovvero dietro semplice richiesta del capannista e senza nessun riscontro della reale esistenza di questi esemplari. Ecco poste le basi della truffa delle fascette e degli anelli.

  • Durante la sanatoria dei richiami i cacciatori hanno dichiarato molti piú richiami di quelli realmente posseduti, procurandosi decine di fascette rosse in piú con le quali legalizzare anche fringuelli e peppole di provenienza illecita. Per questa ragione é facile trovare nei capanni fringuelli freschi di cattura con piumaggio lucente e con fascette nuove: questi uccelli ovviamente dovrebbero avere giá almeno 15 anni di vita in gabbia, cosa impossibile, visto che la vita di questi animali in cattivitá raramente supera i 10 anni. Senza contare che la fascetta dovrebbe essere ormai ridotta a un oggetto invisibile per le deiezioni dell’animale.
  • Molti cacciatori utilizzano fascette da elettricista – simili a quelle fornite dalla Provincia ai roccolatori - per inanellare i propri richiami di provenienza illegale. Nel frattempo é anche fiorita la produzione paraindustriale e il commercio di fascette illegali con numeri di fantasia inscritti sopra proprio a simulare le fascette della Provincia. In numerosi sequestri fatti dalle Guardie Venatorie Volontarie del WWF venivano ritrovati presso i capannisti sacchetti con decine e decine di fascette per richiami.
  • Ma anche gli anelli dei richiami di allevamento possono dare spazio alla frode. Come? Semplicemente applicando – con l’uso della vasellina – anelli di diametro leggermente piú grande di quello dovuto ad esemplari giá adulti catturati illegalmente. É possibile svelare la frode semplicemente tenendo il richiamo in mano e sfilandogli l’anello: gli anelli del FOI sono fatti in maniera da essere completamente inamovibili da un animale adulto. Le guardie della Polizia Provinciale di Bergamo hanno comunicato a questo proposito di avere sequestrato decine di richiami di allevatori bresciani con anellini che si sfilavano. Questi anelli portavano il codice del presunto allevatore e numeri progressivi che superavano il migliaio. É importante notare come questo ordine di grandezza sia impossibile da raggiungere. Un allevatore [10] che é in grado di avere ogni anno 1300 nidiacei, deve avere almeno 250 coppie nidificanti se vende giovani richiami maschi e femmine. Ma, visto che ogni capannista compra di preferenza maschi, passiamo a circa 500 coppie. Ora, non risulta esistere un tale allevamento, con 500 voliere [11] per tordi. Tutti gli allevatori hanno da una a una ventina di coppie nidificanti. É una prova in piú che alcuni allevatori si valgono del permesso di allevamento per reciclare animali di provenienza illegale.

Nonostante questo contesto di diffusa illegalità, non risulta che di fronte alle frodi sopra menzionate sia stata svolta alcuna inchiesta organica e sistematica, neppure nei confronti dei presunti allevatori. Anzi la maggior parte delle indagini svolte e che hanno permesso di portare alla luce le strategie e i traffici illeciti di uccelli da richiamo sono state iniziate e portate avanti da associazioni di volontariato e da nuclei di polizia estranei al mondo della Provincia e della Regione Lombardia (vedere capitolo successivo). Eppure per tutti questi casi vale quanto contenuto nell'Art. 468 del Codice Penale „Contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione e uso di tali sigilli o strumenti contraffatti“, che recita: „chiunque contraffa il sigillo di un ente pubblico o di un pubblico ufficio, ovvero, non essendo concorso nella contraffazione, fa uso di tale sigillo contraffatto, e' punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni. La stessa pena si applica a chi contraffa altri strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione, fa uso di tali strumenti.“ La risposta che é stata invece data dai amministratori e rappresentanti politici del mondo venatorio ha dimostrato che, lungi dal voler riportare la legalitá nel mondo dei richiami, la volontá politica é piuttosto quella di insabbiare ulteriormente i traffici. Il DDL di modifica della 157/92 presentato dal sen. Orsi nel 2010 per esempio propone di sostituire l’anellino inamovibile, non trasferibile da esemplare a esemplare, con un semplice certificato di provenienza [12] , trasferibile indefinitamente. Il certificato di provenienza che dovrebbe sostituire l’anello alla zampa, è facilmente riciclabile per animali di illecita provenienza, non essendo tecnicamente riconducibile ad uno specifico esemplare. In pratica il certificato attesterà la lecita detenzione di “un tordo sassello” che potrà essere sostituito con un altro, illecitamente catturato, senza che vi sia alcuna possibilità di verifica dell’avvenuta sostituzione e dell’illecita cattura che nasconde. In pratica è come se il documento che riporta la proprietà di un’auto avesse solo scritto “Fiat Panda”, senza specificare targa, numero di telaio e di motore! Qualsiasi ladro potrebbe specializzarsi in “Fiat Panda” non correndo mai il rischio di essere scoperto in quanto sempre e comunque in possesso di un valido documento di possesso.

Note


[10] Normalmente gli allevatori di turdidi hanno dalle 10 alle 20 coppie. Un allevatore bergamasco era in possesso di 12-15 coppie secondo gli anni e vedeva la nascita ogni anno di 60-70 nidiacei, di cui una trentina erano maschi, abili per la vendita ai cappannisti.

[11] Per la voliera sono necessarie grandi dimensioni: è sufficiente una larghezza di 1,50 m., una profondità di 1m e un'altezza di 1,80 m.

[12] Art4, comma 2 del testo proposto dal Sen. Orsi: „La legittima detenzione degli uccelli da richiamo é attestata dal documento di provenienza rilasciato dalle province titolari degli impianti di cattura o dagli allevatori regolarmente abilitati.“