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Brescia, capitale della malacaccia

Con 29.214 cacciatori ufficialmente praticanti per la stagione 2009-2010 (comunicazione dell'assessore alla caccia A. Sala) e 7.600 capannisti in attività che si occupano quasi esclusivamente di caccia alla piccola avifauna migratoria, è un dato di fatto che nella Provincia di Brescia la caccia svolga un ruolo primario non solo sul piano dell'utilizzo del tempo libero, ma soprattutto sul piano economico e sociale. Per le sue ricadute, è un'attività che gode del pieno supporto del mondo politico provinciale, regionale e addirittura nazionale.

Volontario mentre libera un tordo da una reteVolontario mentre libera un tordo da una reteQual è però la caccia che viene principalmente praticata a Brescia? Sin dal 1500 (con ovvi mutamenti nei mezzi utilizzati) la tipica caccia bresciana è l'uccellagione [1] diretta ai grandi stormi di piccoli uccelli migratori. É una caccia che tradizionalmente viene definita d´insidia, che attrae gli uccelli in luoghi resi appetibili (i roccoli [2], le brescianelle [3] , molti dei quali commutati in capanni [4] nel secolo scorso), che si basa sui grandi numeri delle catture (carnieri [5] pieni di decine di uccelli), che si rivolge quindi appunto ai piccoli migratori (tordi, fringuelli, peppole, lucherini, pettirossi..), molti dei quali protetti in Italia a partire dal 1992. La caccia bresciana nasce storicamente con l'uso delle reti e degli archetti [6], per poi evolversi aggregando ai suoi mezzi fucile (l'unico strumento di caccia legale) e le trappoline per topi [7]. Non é certo un caso che Brescia abbia la piú importante fabbrica d'armi d'Italia – la Beretta di Gardone Valtrompia – oltre a tante imprese minori e alcuni fra i piú rinomati retifici d'Europa – retificio Bonardi, retificio Soardi, entrambi a Monteisola -. Questa caccia bresciana che tradizionalmente è stata uccellagione e che nel 1992, con il recepimento in Italia (legge 157/92) della direttiva Uccelli della UE (direttiva 409/79) ha dovuto trasformarsi profondamente, dandosi una veste legale ed epurandosi di quanto non le era piú permesso, ha dimostrato negli ultimi 14 anni di soffrire pesantemente sotto i nuovi limiti imposti.

La caccia a Brescia ha teso negli ultimi anni a mantenersi nei fatti uccellagione, nella mentalità che la sottende (grandi carnieri giornalieri), nelle specie target (fringillidi e pettirossi – i migratori piú numerosi - oltre ai tordi) e nei mezzi utilizzati (onnipresenza della rete nelle valli e riapparizione continua degli archetti). Ma non si è limitata a questo: grazie alla rilevanza economica e istituzionale che la caccia mantiene a Brescia, da questa Provincia è partita la richiesta di inserire nell'agenda politica regionale e nazionale la legittimazione della caccia-uccellagione, con effetti deleteri per la stabilitá legislativa in materia di caccia di tutta l'Italia. I politici in mano ai cacciatori o alla ricerca dei voti dei cacciatori hanno portato in sede istituzionale le richieste di liberalizzare la caccia (aumentare le specie cacciabili, allargare la stagione venatoria, depenalizzare i reati, regionalizzare lo studio e la protezione della fauna selvatica), in modo da garantire il saccheggio della fauna migratoria in un contesto di totale immunitá e in sfregio alla Direttiva Europea. La battaglia per la liberalizzazione della caccia a Brescia, che - nel quadro normativo europeo e finora nazionale – può venir essere definita "la battaglia per la legittimazione dell'uccellagione a Brescia“, si é articolata su diversi fronti, che possono venire organicamente compresi solo avendo presente il disegno globale. I punti sono:

  1. La strategia delle deroghe
  2. Ordinamenti regionali per falsare i dati
  3. Richiami e la truffa degli anelli
  4. Il mercato nero degli uccelli vivi e morti
  5. "Aprite i roccoli"
  6. La caccia alla migratoria sui passi di Brescia
  7. Fermare, ostacolare, zittire la vigilanza



Note


[1] L'uccellagione é una forma di trappolaggio dell´avifauna selvatica esercitata con mezzi che la rendono non-selettiva e di carattere massivo, cioé numerosi esemplari catturati allo stesso tempo e appartenenti a specie diverse, senza la possibilitá di differenziare fra specie protette e non. Reti, vischio, laccetti e trappole a scatto (archetti o trappoline per topi) sono i principali mezzi storicamente utilizzati per l´uccellagione.

[2] roccolo: impianto per l'uccellagione che si compone di una struttura abitativa in cui si nasconde l'uccellatore e un impianto arboreo circostante nel quale sono poste le reti. Gli uccelli sono attratti nel roccolo con l'uso di richiami vivi, offrendo cibo e acqua e in seguito spinti verso le reti dall'uccellatore attraverso l´uso dello spauracchio. I roccoli sono tradizionalmente posti sui passi in alta montagna, laddove vi sia un corridoio migratorio.

[3] Brescianella: variante di pianura del roccolo, inventata a Brescia ai principi dell´etá moderna

[4] capanno da caccia: riprende la struttura e l´impostazione del roccolo, dei quali molti prendono fisicamente il posto. Al posto delle reti peró la caccia viene esercitata con il fucile

[5] carniere: la sacca in cui il cacciatore raccoglie le sue prede, per antonomasia il numero di animali uccisi dal cacciatore

[6] archetti: trappole a scatto rivolte alla cattura principalmente dei pettirossi, in uso in Lombardia e Veneto fin dal Medioevo. Dichiarati a piu riprese illegali, sopravvivono oggi soprattutto a Brescia

[7] Chiamate sep in bresciano, sono le trappole circolari per la cattura dei topi. Con un vermetto al posto del formaggio come esca vengono diffusamente utilizzate a Brescia (ma anche in Provincia di Napoli) per la cattura degli uccelli