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Osservazioni sulla caccia

Fenicotteri morti per avvelenamento da piombo sul delta del Po. Vittime indirette della cacciaFenicotteri morti per avvelenamento da piombo sul delta del Po. Vittime indirette della cacciaIl CABS si impegna da anni per la definitiva soppressione della caccia agli uccelli migratori, della caccia con trappole e della falconeria.
La caccia nel senso dell'uccisione di esemplari di specie selvatiche può essere in realtà considerata accettabile solo in casi eccezionali in cui è in ballo la protezione di un ecosistema fragile, di una specie minacciata o per gravi ragione sanitarie. Non dovrebbe venire autorizzata per soddisfare il desiderio ludico di una minoranza di cittadini a discapito di fondamentali equilibri ecologici, di cui beneficiano tutte le specie, inclusa la nostra.

Qui di seguito presentiamo alcune proposte per una caccia messa finalmente al passo con l'attuale comprensione dei legami ecologici all'interno della natura.

1. Niente caccia agli uccelli

Non c'è nessuna ragione scientifica che giustifichi l'abbattimento di uccelli. Il 48% delle specie europee sono in diminuzione, alcune anche grave. I presunti danni alle coltivazioni che vengono addotti per giustificare la caccia, sono in massima parte inesistenti e creati ad arte ex post, sulla base di una pressione a priori da parte delle lobbies venatorie. Quando anche i danni sono reali, c'è da chiedersi se questo giustifica l'abbattimento di specie selvatiche, considerata la sovrapproduzione agricola europea che regolarmente comporta lo smaltimento di tonnellate di prodotti agricoli (in Italia circa il 20% dei prodotti alimentari vengono buttati via senza essere consumati).

2. Protezione totale dei piccoli predatori

Martora, specie ancora cacciabile e trappolabile in Germania (© Dani Kropivnik)Martora, specie ancora cacciabile e trappolabile in Germania (© Dani Kropivnik)In alcuni paesi, in primis in Germania e Francia, i cacciatori sono i sostenitori e fautori di una lotta contro i piccoli predatori: volpi, faine, martore, donnole, puzzole e anche tassi. Queste specie vengono dette "nocive" e quindi perseguitate con metodi cruenti. Questa visione della natura con l'uomo come unico predatore e le altre specie carnivore come competitori inaccettabili è evidentemente il tipico prodotto di una mentalità venatoria egocentrica e cieca, perchè interessata solo al proprio divertimento. L'uomo non può sostituirsi ai predatori naturali e la caccia non può arrogarsi il compito di contenere le popolazioni animali. Queste affermazioni sono evidenti agli occhi di qualunque ecologo. Innanzitutto i predatori naturali hanno un impatto qualitativo e non quantitativo sulle popolazioni delle specie-preda. Essi colpiscono gli animali deboli, malati o vecchi, ma non possono influire sulla densità della popolazione. Sono piuttosto le popolazioni-preda che con la loro abbondanza o meno, influiscono sulla densità dei predatori. Sono da sempre i grandi eventi naturali, come le epidemie o gli inverni freddi che controllano le popolazioni di erbivori. Tra l'altro l'abbondanza di cibo per i carnivori, che si dà in concomitanza con queste fluttuazioni, aiuta a movimenti di espansione o ripresa di specie che dipendono dalla dieta carnea (avvoltoi, rapaci, grandi predatori). Insomma non servono né lupi, né cacciatori per controllare i cervi, piuttosto l'improvvisa morte di centinaia di cervi è prevista in natura al fine di aumentare la biodiversità e la salute di predatori e animali spazzini.

3. Fine della caccia con le trappole

Le trappole per i mammiferi sono ancora legali in molti paesi dell'Unione Europea, mentre vengono utilizzate in deroga (Francia e Spagna) o illegalmente (Italia, Cipro, Germania e Malta) per catturare gli uccelli. Le trappole sono metodi mai selettivi e sempre cruenti, in grado di causare dolori atroci all'animale catturato. Riteniamo importante vietare definitivamente non solo l'uso, ma anche la detenzione e la vendita di questi ordigni in tutti i paesi europei.

4. Specie cacciabili

La tortora diminuisce in tutta Europa, i cacciatori ne abbattono almeno 2,5 milioni di esemplari all'annoLa tortora diminuisce in tutta Europa, i cacciatori ne abbattono almeno 2,5 milioni di esemplari all'annoIn tutta Europa sono considerate ancora cacciabili delle specie il cui stato è da anni in diminuzione. La pavoncella è diminuita del 50% nell'ultimo decennio. In grave calo sono anche l'allodola, la tortora e praticamente tutti i limicoli. Il chiurlottello, specie ridotta sull'orlo dell'estinzione grazie anche ai cacciatori, sopravvive con pochi esemplari in tutto il Paleartico. Pur essendo a mala pena distinguibile dal chiurlo e dal chiurlo piccolo, queste due specie vengono ancora oggi cacciate attivamente in Francia (43.000 esemplari all'anno). Il CABS ritiene che la lista delle specie cacciabili vada pertanto rivista e che specie con status negativo o confondibili con specie in pericolo vengano messe sotto protezione. La Direttiva Uccelli stessa ammette la caccia solo come sostenibile. Ma non ci può essere per principio una caccia sostenibile, se non c'è surplus annuale. E se una specie è in declino, vuol dire che non c'è surplus nella popolazione, anzi. La caccia si è resa responsabile continuamente di estinzioni su scala mondiale e regionale. La giustificazione che oggigiorno ci sono altre minacce per gli animali, non libera la caccia delle sue colpe. Se un corallo sta scomparendo per inquinamento del mare, non lo si protegge certo meglio autorizzando i turisti a portare a casa un pezzetto per ricordo!

5. Tempi di caccia

Durante la migrazione prenuziale e per tutto il tempo di cura dei piccoli gli uccelli devono essere lasciati in tranquillità. Questo richiede che non vi siano cacce in deroga in primavera (come richiesto da Malta) nè in estate, come è prassi in Germania e Benelux per oche e colombacci. Non solo, ma la stessa caccia nel tardo inverno è deleteria per le specie selvatiche, perchè colpisce gli individui più forti. Studi dell'Ispra hanno dimostrato che da metà dicembre gli esemplari abbattuti dai cacciatori sono in massima parte adulti e non più giovani come nei mesi antecedenti. Questo dimostra che si stanno prelevando esemplari riproduttori ed "esperti" e non più giovani "inesperti". La caccia all'avifauna deve chiudere pertanto al più tardi il 31 dicembre.

6. Bando delle munizioni di piombo

Munizioni da caccia: tutto piombo che si disperde nell'ambienteMunizioni da caccia: tutto piombo che si disperde nell'ambienteLe munizioni di piombo sarebbero già vietate, essendo questo materiale estremamente tossico; ciononostante molti paesi continuano a produrre cartucce di piombo, perché più "sicure" per il cacciatore. L'effetto che hanno sull'ambiente intanto è evidente: a Malta le analisi del suolo hanno dimostrato una presenza di piombo molto più alta del consentito. Si può dire che la terra maltese è intossicata di piombo. Sul Delta del Po decenni di caccia conducono a annuali morie per avvelenamento degli uccelli acquatici. Fra le vittime più evidenti ci sono i fenicotteri che setacciano il limo raccogliendo i pallini da caccia. Nel nord Europa, una delle cause principali di mortalità delle aquile di mare è l'intossicazione da piombo. I super predatori si cibano di anatre e oche selvatiche che a loro volta hanno raccolto il piombo nell'ambiente, rimanendo intossicate.

7. Divieto di caccia in tutte le aree protette

Anche se sembra ovvio, non è ancora una realtà. Nel nord Europa la caccia viene ancora praticata nelle aree protette, mentre nei siti della cosiddetta rete "Natura 2000" viene permessa la caccia, se non ha impatto sulla specie per la quale il sito viene creato. Ma la caccia è un enorme disturbo per tutte le specie che frequentano un sito: la presenza di spari, gente, cani spinge gli animali a disertare un luogo che è stato eletto per la salvaguardia di un'ecosistema fragile e che rappresenta uno dei pochi rifugi rimasti, nel saccheggio globale del territorio per le esigenze umane.

8. Corpi speciali antibracconaggio

In molti paesi europei la legislazione venatoria vigente è effettivamente adeguata a una efficace tutela della fauna; sono piuttosto le autorità a non essere in grado di applicare i dovuti controlli, tanto per mancanza di mezzi, quanto per un'incapacità dei corpi locali di intervenire su fenomeni di bracconaggio altrettanto locali. L'esempio del Nucleo Operativo Antibracconaggio della Forestale italiana, un corpo di polizia specializzato nella repressione di reati di caccia, costituito da agenti provenienti da tutto il paese e quindi non condizionati dalle logiche locali, è di estremo interesse. Il NOA è al momento è un esempio di grande successo, che altri paesi con fenomeni di bracconaggio dovrebbero replicare.