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Campi per la protezione dell’avifauna migratoria a Malta


"Bird Guards" durante il controllo di uno dei dormitori di rapaci su Malta"Bird Guards" durante il controllo di uno dei dormitori di rapaci su MaltaAl fine di ostacolare concretamente la caccia alle specie migratrici protette su Malta, a partire dalla primavera del 2001 il CABS ha organizzato sull’isola campi per la protezione degli uccelli. All’alba e al tramonto i partecipanti, tutti collaboratori tedeschi, italiani e maltesi del CABS, si dividono in pattuglie e si sparpagliano sul territorio nei dintorni dei punti chiave della caccia e del bracconaggio (Buskett, Mzieeb, Dingli cliffs, penisola di Delimara). Con i binocoli in mano, i cellulari pronti e le videocamere in standby, i volontari sorvegliano i movimenti dei cacciatori e documentano qualsiasi infrazione della legge. Non appena un bracconiere viene inviduato, l’unità della polizia ambientale maltese, l’ALE, viene contattata e si precipita sul posto. A volte tutto questo non è neppure necessario: le pattuglie del CABS sono diventate così conosciute sull'isola negli ultimi anni, che non appena i cacciatori si accorgono di essere osservati, ogni abbattimento illegale cessa immediatamente o quasi. Alcuni cacciatori, per paura di essere denunciati, smettono completamente di cacciare e fanno ritorno a casa.

Durante il giorno i volontari del CABS controllano i negozi di animali, i mercati, mappano le installzioni per il trappolaggio e organizzano incontri con le autorità locali e con le organizzazioni partner.

Collaboratore del CABS con un gheppio appena uccisoCollaboratore del CABS con un gheppio appena uccisoMa anche di notte non ci si riposa: i vari gruppi perlustrano i campi dell’isola in cerca di richiami elettronici per quaglie. I canti d’amore della quaglia risuonano tutta la notte per l’isola, attirando di fronte ai capanni da caccia gli esemplari in migrazione, che poi vengono abbattuti alle prime luci dell’alba. Gli ordigni in genere sono nascosti in bunker di cemento scavati apposta nel terreno o in bidoni interrati con l’altroparlante appeso ad un cespuglio ad una decina di metri di distanza. Con trochesi e flessibili sono pochi i richiami che sfuggono all’opera di bonifica dei volontari. Ogni anno circa una ventina di questi impianti - ciascuno del valore di 250 euro - vengono così rimossi.