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Successi in Italia

Con la diminuzione degli archetti a Brescia sempre più pettirossi possono proseguire la loro migrazione verso sud (© nl.wikipedia/wikimedia commons)Con la diminuzione degli archetti a Brescia sempre più pettirossi possono proseguire la loro migrazione verso sud (© nl.wikipedia/wikimedia commons)È stata proprio la massiccia caccia ai danni degli uccelli migratori che si verifica ogni anno in Italia, la ragione della nascita del CABS nel 1975. L'Italia è stata il primo campo d'intervento dell'associazione e ancora oggi la maggior parte delle nostre energie e risorse si investono nella lotta al bracconaggio sulla penisola, dalle Alpi alle coste tirreniche. Insieme alle nostre associazioni partner, nel corso di 30 anni abbiamo ottenuto molte vittorie. Di seguito elenchiamo i principali cambiamenti in meglio nella protezione dell'avifauna migratoria che si sono verificati in Italia.

  • Grazie a una maggiore chiarezza e incisività della legge sulla caccia, numerosi cacciatori hanno gettato la spugna. Negli anni '70 erano ancora 1,5 milioni le doppiette in attività, nel 2010 sono rimaste 730.000-750.000. La caccia di fatto ha perso il suo potere di attrattiva. La stragrande maggioranza degli italiani la abomina come pratica violenta e deleteria per l'ambiente.
  • Dopo una lunga lotta fra ambientalisti e cacciatori, il Parlamento pubblica nel 1992 una nuova legge sulla caccia che applica sul territorio nazionale la Direttiva Uccelli 79/409. Nonostante la legge sia perfettibile e troppe specie in diminuzione vengano ancora considerate cacciabili, la 157 è una pietra miliare nella protezione degli animali selvatici.
  • Nonostante il divieto di commercializzazione di specie di avifauna cacciabili e non, negli anni '90 si trovano ancora molti ristoranti che offrono "polenta e usei" nel nord Italia. Il CABS organizza con la polizia e le guardie venatorie volontarie delle incursioni in numerosi locali che offrono gli uccelli nel menú. Con successo! Oggi solo pochi ristoranti offrono confidenzialmente i piatti proibiti.
  • Dalla metà degli anni '90 il Corpo Forestale dello Stato crea il Nucleo Operativo Antibracconaggio, una speciale unità che combatte i fenomeni più virulenti di bracconaggio nella nostra penisola. Il nucleo ha un successo eccezionale ovunque intervenga, da Brescia alla stretto di Messina, da Ponza al Delta del Po, dai laghi di Lesina e Varano alle saline di Margherita di Savoia. Questo corpo di forestali professionisti, particolarmente motivati nel loro lavoro, è oggi un esempio da seguire in tutta Europa.
  • Dal 1996 la LAC e il CABS riescono insieme a bloccare le deroghe in Lombardia che autorizzerebbero il massacro di milioni di passeri, fringuelli, peppole e storni. Anche se la Regione rinnova ogni stagione i suoi illegittimi provvedimenti, le due associazioni continuano a fare ricorso, vincendo ripetutamente. Ogni verdetto delle Corti salva milioni di uccelli ogni anno, almeno fino a quando i consiglieri regionali si convinceranno che è più da tutelare la legalità che non i ricchi carnieri dei cacciatori bresciani e bergamaschi.
  • Negli anni '70 erano attivi in Italia circa 2.000 roccoli, enormi impianti con reti per la cattura degli uccelli migratori. Con la legge del 1992 tali impianti diventano illgali e vengono attivati anno dopo anno solo grazie alle deroghe stablite da alcune regioni. CABS e LAC fanno ricorso ogni anno contro l'apertura dei restanti 50 roccoli, riportando vittorie su vittorie.
  • Gli archetti di Brescia sono sul bordo dell'estinzione. Dopo 25 anni di campi antibracconaggio autunnali, il CABS ha visto il risultato degli sforzi congiunti di tante associazioni. Nel 2001 vennero rimossi 12.000 archetti dai boschi bresciani, nel 2009 erano solo 2.000. Il CABS calcola che 300.000 archetti venivano piazzati nei boschi dai bracconieri bresciani dieci anni fa, oggigiorno solo un decimo resiste. Migliaia di pettirossi possono passare illesi da quelle che un tempo erano montagne di trappole.
  • In Sardegna la situazione è migliorata. Le montagne di Capoterra dove da anni LAC, CABS e LIPU Calabria organizzano i loro campi antibracconaggio sono ormai abbandonate dai bracconieri, che si sentono costretti a ritirarsi in zone più impervie e scomode da raggiungere. Una buona percentuale ha rinunciato e di conseguenza anche il numero di cappi per tordi inizia a dimnuire, nonostante la situazione sia ancora largamente fuori controllo. Anche sui monti dei Sette Fratelli, gli enormi impianti di reti - quasi un centinaio - sono scomparsi dopo che nel 2005 e 2006 i volontari hanno rimosso reti e pali e denunciato il fenomeno alle autorità locali.
  • Anche a Ponza la tradizione delle trappoline sta arrivando a estinguersi. Dopo 15 anni di faticose operazioni della LAC e del CABS sull'isola, durante le quali regolarmente venivano raccolte numerose centinaia di trappoline, oggi solo una decina di bracconieri continuano la loro attività. Ma ogni anno cadono nelle nostre reti altri bracconieri: in pochi anni avremo presi tutti!
  • Nel corso dei campi antibracconaggio del CABS, fra Brescia, Ponza e Sardegna, ogni anno vengono distrutte circa 15.000 trappole e più di 150 reti. Centinaia di uccelli da richiamo illegalmente detenuti o presi nelle reti vengono liberati. Solo grazie alla rimozione degli ordigni, migliaia di uccelli possono passare tranquillamente laddove li avrebbe attesi una morte sicura e dolorosa.