Trappole a schiaccia in Italia:
Una trappola a schiaccia, forma di caccia ancora in uso sull'Appennino pavese
Sono una forma di caccia fra le più antiche conosciute per la cattura di piccoli uccelli: composte di una pietra piatta centrale di circa 3-10 chili sorretta da alcuni bastoncini posti in equilibrio precario. Quando un uccello si avventura sotto la pietra attratto dalle bacche messe ad esca, con il solo sfiorare i bastoncini fra crollare l'intera costruzione, muorendo schiacciato o soffocato. Fra le vittime non solo i tordi, ma anche pettirossi, cince, regoli, passere scopaiole.
Per questa ragione queste trappole sono vietate in quasi tutta Europa: non selettive e brutali, causano spesso la morte per asfissia, congelamento o dissanguamento delle vittime non immediatamente uccise sul colpo.
Per molto tempo si è ritenuto che queste trappole rimanessero diffuse solo sul massiccio centrale francese, in Lozère e Aveyron, con alcune apparizioni sporadiche in altre zone, come Maiorca, le Alpi Marittime francesi e addirittura la Puglia, eppure i nuovi ritrovamenti sull'Appennino fanno sospettare che il fenomeno sia più diffuso di quanto ci si immagini.
Schiaccia pugliese: questa femmina di occhiocotto è stata uccisa dalla trappola posizionata in un punto d'acqua Nel luglio 2011 i collaboratori del CABS vengono a sapere della presenza di alcune schiacce sull'Appennino pavese, nei pressi del monte Penice. Un primo gruppo di volontari si reca sul posto in estate e, nonostante l'erba alta, rinviene circa 7 trappole inutilizzate nella vegetazione. Le bacche però sono fresche, segno che sono state utilizzate alcuni mesi prima.
Dal 20 al 23 dicembre un secondo team di volontari tedeschi e italiani si reca sul luogo: scopo dell'azione è rinvenire le trappole adesso attive e capire quanto è ampio il fenomeno. I volontari percorrono montagne e valli prima di capire esattamente con quale sistema e in quale habitat le trappole vengano posizionate. Alla fine, in un tratto relativamente piccolo di una vallata sopra Menconico, vengono scoperte 82 schiacce, tutte in funzione e armate con l'esca fresca. In una è stata appena uccisa una cesena.
Grazie alla disponibilità della polizia provinciale di Pavia, la cartina con le informazioni necessarie è passata agli agenti, che iniziano una serie di appostamenti.
Cesena morta in una schiaccia Dopo due tentativi falliti, il 17.01.2012 ormai all'imbrunire, il bracconiere passa a controllare le sue trappole: gli agenti della provinciale lo colgono in flagrante: in tasca ha due tordi sasselli, un merlo e un pettirosso recuperati dalle trappole. Ma a casa, grazie alla professionalità e all'accuratezza della polizia provinciale, emergono nuove prove dell'attività illegale: il bracconiere ha il frigo pieno di più di 100 uccelli spennati che vende in zona. Molti sono tordi, ma figurano anche pettirossi, cince e regoli, oltre ad alcuni lacci e a parti di cinghiale.
Contro l'uomo si è proceduto per maltrattamento, caccia in giorno di divieto, uccisione di specie protette e caccia con mezzi non consentiti. Quasi un centinaio di trappole sono state distrutte. Ma c'è di più: da ulteriori analisi sembra che vi siano altre installazioni di schiacce nei dintorni.
Presto seguiranno nuove esplorazioni per chiarire quanto sia ancora diffuso il fenomeno sugli Appennini.
Altre foto:
Collaboratore del CABS mentre controlla una schiaccia
Non c'è scampo per gli uccelli: la pietra cade sulla vittima senza lasciare vie di fuga
L'area del trappolaggio in Italia, sull'Oltrepo pavese
Bacche di ginepro usate per attrarre gli uccelli nella trappola







