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Riscoperti i lacci per tordi sui Monti Sibillini

I volontari del CABS rinvengono alcuni siti dove ancora si pratica questa forma di bracconaggio

Volontaria mostra un laccio di nylon per tordi nei pressi di AmandolaVolontaria mostra un laccio di nylon per tordi nei pressi di AmandolaChe i tordi vengano cacciati con i lacci sui Monti Sibillini, è noto già da almeno 20 anni. Alla fine degli anni ’90 dei volontari della LAC e del WWF si erano recati nei comuni di Montemonaco e Montefortino e avevano rinvenuto immediatamente piccoli sentieri da uccellagione fra le piante di ginepro: a terra decine e decine di laccetti per la cattura di cesene, merli e tordi sassello. Il bracconiere locale percorreva i sentierini e finiva i piccoli uccelli rimasti vittima dei cappi.

I volontari ovviamente avevano distrutto tutto.

Successive perlustrazioni all’inizio del 2000 non avevano portato più a nulla, per cui si riteneva che la tradizione fosse scomparsa. Nel 2009 invece la Forestale di Comunanza scopre di nuovo un cacciatore alle prese con i laccetti .

Nel gennaio del 2012 il CABS, con l'appoggio del WWF e della LAC, decide pertanto di ritornare sui Monti Sibillini per appurare se il fenomeno è ancora presente oppure scomparso. In due giorni di ricerche vengono battute alcune fra le aree idonee per il trappolaggio fra i comuni di Montemonaco, Montefortino, Montegallo, Amandola e Comunanza.

Gruppo di volontari controllano un sentiero di bracconaggio coi lacci.Gruppo di volontari controllano un sentiero di bracconaggio coi lacci.Il fenomeno non risulta essere più molto diffuso, eppure alcuni punti preparati per la cattura dei tordi con i lacci vengono rinvenuti. Nessun laccio è però osservato in attività, forse a causa della scarsità di tordi nella zona. Le zone sono cosparse di piante di ginepro e il bracconiere sistema i laccetti sotto le piante in mezzo a sentierini frequentati dai tordi. L’animale muovendosi fra di essi, incappa nel laccio e finisce per strozzarsi, con un sistema simile a quello in uso in Sardegna.