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Gli archetti, una tradizione condannata a morire

Brutali forme di trappolaggio

Pettirosso ancora vivo catturato in un archetto: le due zampe sono irrimediabilmente fratturatePettirosso ancora vivo catturato in un archetto: le due zampe sono irrimediabilmente fratturateGli archetti sono una delle forme piú arcaiche di trappolaggio nell'intera storia culturale d'Europa. Ad una prima occhiata il meccanismo di questo semplice strumento di cattura é notevole ed estremamente brutale. L'archetto é costituito da un arco in legno o in ferro armonico tenuto in tensione da una corda. Questa, legata ad una estremità dell'arco, lo tende incurvandolo; all’altra estremità invece la corda passa attraverso un tronchetto (chiamato castello) e termina in un cappio. Questo si appoggia su un legnetto detto chiave che tiene in tensione la corda, bloccandola grazie ad un nodino stretto intorno alla stessa corda. L'uccellino si posa sulla chiave e smuovendola, con una semplice pressione libera la corda, permette all´arco di distendersi e in questo modo stringe le zampe della vittima fra il cappio ed il legno.

Per attrarre gli uccelli sulla chiave, a pochi centimetri da questa vengono poste delle bacche di sorbo di colore rosso o bacche di fitolacca, in alternativa qualche volta vengono usati piccole matasse di lana di colore rosso. Le vittime cosí catturate sono costrette a penzolare testa in giù con le zampe fratturate dalla scatto della trappola. Nelle tiepide giornate di autunno rimangono per ore in questa posizione, finché il bracconiere non passa a raccoglierli, quantunque molti muoiano prima per dissanguamento e per gli inutili sforzi fatti per liberarsi dalla morsa. Il 90% degli uccelli che finiscono vittime degli archetti sono pettirossi, una specie protetta in tutta Europa. Nonostante siano animali insettivori infatti, i pettirossi in autunno integrano la propria dieta con bacche e frutta e le bacche rosse campeggianti nel bosco attirano facilmente la loro attenzione. Fra le altre specie che cadono negli archetti figurano poi tordi bottacci, scriccioli, regoli, cince, fringuelli, peppole, ma anche civette e ghiandaie. I ghiri e i moscardini sono stati trovati spesso preda involontaria degli archetti. L'efficacia di queste trappole è incredibile. Statisticamente si è comprovato che un archetto su sette cattura un uccello al giorno. Se un bracconiere ha quindi una tesa di 70 trappole, è sicuro di catturare 10 pettirossi al giorno. Si calcola così che in una stagione di bracconaggio, dalla metà di settembre alla metà di dicembre, più di 900 uccelli finiscono nel carniere di ogni singolo uccellatore.

Il ritorno degli archetti nel Nord Italia

Tesa di archetti in un boschetto di noccioliTesa di archetti in un boschetto di noccioliI primi archetti della storia risalgono probabilmente all'età del bronzo: testimonianze della loro esistenza si hanno in tutta Europa fino all´età moderna. In Germania venivano chiamati “Sprenkel”: dichiarati illegali nel corso del 1800, in alcune località vennero rinvenuti ancora in uso durante gli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Da allora sono letteralmente scomparsi da tutti i boschi d'Europa con solo tre eccezioni: il Friuli, i paesi Baschi e le province di Brescia/Bergamo. Per il Friuli ci sono segnalazioni di pochi casi isolati, mentre un solo caso è stato segnalato per i Pirenei francesi nel corso degli ultimi trent'anni. Dove invece gli archetti ancora la fanno da padrone è nei boschi bresciani – ed in misura minore bergamaschi – nel territorio compreso fra il lago di Garda e il lago d'Iseo. Nel corso degli anni '80 del '900 gli archetti potevano essere tranquillamente visti dai passanti nei giardini delle case dei paesi del bresciano, così come lungo le siepi, i prati o i boschetti a nocciolo. Nonostante fossero stati dichiarati illegali già da decenni, si può stimare che agli inizi del 1990 ci fossero ancora 150.000 trappole tese sulle montagne delle valli bresciane.

(Quasi) la fine di una tradizione

Durante il primo campo di protezione degli uccelli organizzato dal CABS nel 1985 i risultati furono 3.266 archetti raccolti da sei attivisti nel corso di soli due giorni. Da allora la durata dei campi è aumentata e quello che all'inizio era un semplice e spontaneo cercare e distruggere le trappole, si è trasformato negli anni in un'operazione massiccia e ben organizzata contro il bracconaggio a cui hanno preso parte centinaia di volontari. Il numero di trappole trovate durante le operazioni è cresciuto progressivamente fino al 2001 in concomitanza con il sempre più intenso sforzo organizzativo. Nel 2001 ben 71 attivisti presero parte al campo del CABS, che in quell´anno ebbe una durata di due settimane e mezzo, unendo i loro sforzi a quelli di altre organizzazioni presenti sul campo. In totale 189 volontari perlustrarono in lungo e in largo il territorio della Provincia di Brescia. Risultato: 12.104 archetti trovati e distrutti.

Archetti raccolti dai volontari e le loro vittime: quasi il 90% degli uccelli che muoiono in queste trappole sono pettirossiArchetti raccolti dai volontari e le loro vittime: quasi il 90% degli uccelli che muoiono in queste trappole sono pettirossiNegli anni seguenti l'attenzione sul problema del bracconaggio bresciano sollevata dalla presenza dei volontari spinse il NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato ad intensificare i suoi sforzi per contrastare il fenomeno. Fra le associazioni ambientaliste presenti sul territorio ed il NOA si instaurò una relazione di collaborazione sulla base di un'esigenza di coordinamento. Il NOA intraprese nel 1999 il suo lavoro investigativo nelle valli e già nel 2001 più di 50 bracconieri furono colti con le mani nel sacco. Questo primo risultato ebbe un forte effetto di dissuasione sui bracconieri e la paura di essere sorpresi si riflettè sui numeri di archetti rinvenuti negli anni successivi al 2001. Nel 2002, nonostante al campo antibracconaggio partecipassero 198 volontari, solo 9.500 trappole vennero ritrovate e consegnate alle forze dell´ordine.

Il numero degli archetti posti nei sentieri da uccellagione è diminuito sempre più fino ad oggi, cosicchè, nonostante la durata dei campi sia progressivamente aumentata, nel 2006 in 4 settimane di operazioni con 108 partecipanti sono stati rinvenuti 1.436 archetti, mentre nel 2008 poco più di 1.900 e nel 2009 si è leggermente risaliti a 2.159. Ma a diminuire non è stato solo il numero di trappole, quanto anche la durata della stagione di bracconaggio. A causa della costante paura di essere sorpresi e denunciati, i bracconieri ormai restringono le loro attività alle settimane di più intenso passo migratorio. Se prima gli archetti erano installati a metà settembre e rimossi solo all'inizio di dicembre, oggi si possono rinvenire quasi esclusivamente nel mese di ottobre.

Attendiamo ora con interesse i risultati del prossimo campo CABS del 2010