Printer-friendly version

Primo campo nel sud della Sardegna

5 bracconieri denunciati, centinaia di uccelli sequestrati e scoperto l’uso di esche e bocconi avvelenati nei boschi di Uta

Volontari CABS distruggono un laccio di terra per tordiVolontari CABS distruggono un laccio di terra per tordiSi è conclusa la prima fase del campo del CABS per il contrasto della attività di uccellagione nel Sud Sardegna. In totale sono stati 30 i volontari che per un mese hanno perlustrato i boschi del Basso Sulcis, nelle province di Cagliari, Carbonia e Iglesias, alla ricerca dei sentieri realizzati dagli uccellatori per catturare gli uccelli migratori.

Sono stati individuati e distrutti cinque di questi sentieri, rimossi circa 2.000 lacci in nylon o crine di cavallo e anche decine di lacci metallici per la cattura di cinghiali o gatti selvatici. Il lavoro di intelligence del CABS ha consentito di ottenere le prove video che dimostravano l’attività di bracconaggio di 5 uccellatori nelle località di Serro Troncuneddu, nel comune di Assemini; Camp’e Luas nel comune di Uta, presso la Miniera di San Leone e Poggio dei Pini nel comune di Capoterra. I video sono stati consegnati ai Carbinieri dei Comandi di Cagliari e Capoterra che già da tempo collaborano con la nostra associazione per sconfiggere il fenomeno dell'uccellagione.

Bottino di un uccellatore: merli spiumati, tordi , pettirossi e migliaia di laccettiBottino di un uccellatore: merli spiumati, tordi , pettirossi e migliaia di laccettiLe successive perquisizioni domiciliari hanno infatti portato al sequestro di circa 500 uccelli già morti, pronti per essere avviati al commercio clandestino, e alla liberazione di uccelli di diverse specie più fortunati.

Di particolare rilevanza è il caso registrato a Uta dove è stato scoperto l’uso di veleno per l’eliminazione dei piccoli predatori - gatti selvatici e martore - affiancato all’attività di uccellaggione. I volontari del CABS avevano a lungo seguito e fotografato i movimenti di due giovani di Capoterra che avevano realizzato i loro sentieri non lontano dalla chiesetta di Santa Lucia. Una volta accertata l’attività illecita sono state collocate nel bosco delle telecamere nascoste, nella speranza di immortalare i loro volti nell’atto di ritirare le prede. I filmati registrati hanno invece rivelato un’amara sorpresa. I due bracconieri non si limitavano a catturare gli uccelli, ma riempivano il bosco di sostanze tossiche. Esche e bocconi avvelenati venivano collocati allo scopo di eliminare i loro concorrenti naturali: gatti selvatici e martore, “colpevoli” di cibarsi degli uccelli catturati. Infatti uno dei due è stato filmato mentre sparge bustine con esche avvelenate e prepara un boccone avvelenato imbottendo un tordo con le stesse esche costituite da ratticida con effetto anticoagulante.

Trappole decisamente non selettiveTrappole decisamente non selettiveLa conseguente ispezione di entrambi i sentieri di uccellagione ha consentito ai volontari del CABS di individuare un numero elevato di altri bocconi avvelenati collocati su bastoncini o abbandonati sul terreno, polpette avvelenate, topini selvatici uccisi con il veleno e poi posizionati come esca per la cattura di gatti selvatici. Sono stati rinvenuti e rimossi anche circa 800 lacci attivi, 8 trappole sep, 10 lacci metallici per cinghiali e 3 lacci per la cattura di gatti selvatici. Il materiale ritrovato è stato consegnato all’Arma dei Carabinieri e all’Istituto Zooprofilattico di Cagliari per le analisi di laboratorio.

Durante il campo il CABS ha anche accertato la violazione del “foglio di via” da parte di due uccellatori residenti nel comune di Capoterra, che nonostante il divieto imposto dal Questore di Cagliari si trovavano nel territorio del comune di Assemini. Per entrambi è stata richiesta all’A.G. l’adozione di misure cautelari.

All’attività antibracconaggio hanno fattivamente collaborato i volontari della LAV, Lega Anti Vivisezione, di Cagliari.

Il Sud Sardegna si conferma anche quest'anno una zona insicura per gli uccelli migratori e svernanti: la rete di protezione di cui, a livello locale, godono gli uccellatori non è stata ancora spezzata. Tuttavia è evidente che grazie all’impegno profuso dagli attivisti negli ultimi anni la situazione sia in graduale miglioramento. Interi territori precedentemente infestati di lacci, come il Parco Regionale del Gutturu Mannu, sono stati liberati. Ulteriori frutti stanno venendo dalla collaborazione con gli istituti scolastici di Capoterra, grazie alla quale le giovani generazioni prendono coscienza di quanto devastante per la biodiversità ed il loro ambiente naturale possa essere l’attività degli uccellatori.