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La caccia al ghiro in Calabria

Un ghiro in un rifugio di notte in Calabria (© M. Hanselmann/wikicommons)Un ghiro in un rifugio di notte in Calabria (© M. Hanselmann/wikicommons)La caccia al ghiro (Glis glis) è diffusa in tutta la Calabria. In Provincia di Cosenza vi sono evidenze sul versante ionico (Rossano), sull’altipiano della Sila (San Giovanni in Fiore) e sul versante tirrenico (Orsomarso). In provincia di Crotone è diffusa nella zona di Castelsilano (Sila Piccola). Ma è nelle “Serre”, dove si incrociano le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, che si trova la tradizione più radicata, nel territorio di Guardavalle, Santa Cristina dello Ionio, Nardodipace, Serra San Bruno, Stilo e Bivongi.

Nel 1999, anno in cui alcune associazioni calabresi lancirano il “Progetto Ghiro”, è stato stimato che nel solo comune di Guardavalle venissero catturati 20.000 animali l’anno, rivenduti al prezzo di circa 5 euro ciascuno.

E’ comunque la provincia di Reggio Calabria quella nella quale la tradizione è più diffusa, su quattro aree differenti:

  • Alta locride, con i territori di Stilo, Bivongi, Pazzano, Caulonia e Mammola.
  • La locride, con i territori di Antonimina, Ciminà, San Luca, Casignana, Sant’Agata del Bianco, Africo e Bova.
  • Il reggino, con la parte meridionale dell’Aspromonte ed i territori di Bagaladi e Santo Stefano d’Aspromonte.
  • La dorsale tirrenica, con i territori di Santa Cristina d’Aspromonte, Delianuova, Scido, Molochio, Oppido Mamertina, Melia e Sinopoli.

Ghiri serviti illegalmente in un ristorante calabreseGhiri serviti illegalmente in un ristorante calabreseLa stagione della caccia è lunghissima: comincia con la Festa di San Giovanni Battista (24 giugno) e si conclude, se le temperature si mantengono miti, a fine dicembre. All’inizio dell’estate i ghiri sono molto magri, in quanto reduci dal letargo invernale. E’ verosimile, pertanto, che vengano catturati per lo più vivi, ed ingrassati con ghiande, castagne e foglie di pero, secondo tecniche risalenti all’Impero Romano, quando i ghiri venivano traportati vivi in appositi contenitori dalle legioni come riserva di cibo sempre pronta. Nel mese di settembre si pensa che alcuni bracconieri sospendano la caccia, in quanto le femmine sono gravide. Nel periodo invernale si trovano gli animali migliori, in quanto pronti per andare in letargo e quindi ricchi di riserve di gasso. Nemmeno durante il letargo invernale, però, questi animali sono lasciati tranquilli, in quanto vengono stanati dai loro rifugi con fumi di zolfo o infilzati con lunghi punteruoli.

Il bracconaggio oltre a decimare questa specie, di recente inserita dall’IUCN nella Lista Rossa degli animali a maggior rischio di estinzione, finisce per colpire altre specie arboricole ancora più rare, come il Driomio (localizzato in alcuni boschi dell’Aspromonte) o la martora. I ghiri sono diffusi in tutti gli ambienti, persino nei frutteti di pianura. Ma prediligono i boschi maturi, dove possono trovare cavità per la riproduzione o il letargo invernale. Quelli più adatti sono querceti, castagneti e faggete.

alcuni dei 200 ghiri sequestrati dai Carabinieri su segnalazione del CABS Calabriaalcuni dei 200 ghiri sequestrati dai Carabinieri su segnalazione del CABS CalabriaI metodi di caccia sono due: il fucile e le trappole. La caccia con il fucile veniva esercitata un tempo nelle notti di luna piena. Oggi gli animali vengono abbattuti dopo essere stati localizzati sugli alberi grazie ai vocalizzi sociali che emettono ed illuminati per mezzo di torce.Spesso vengono utilizzate armi di piccolo calibro o addirittura carabine ad aria compressa che sono meno rumorose. In molti casi vengono utilizzate armi clandestine, cioè fucili privati della matricola e nascosti nel bosco pronti all’uso. Le trappole possono essere utilizzate per catturare gli animali vivi ed in questo caso sono a “gabbietta”. Vi sono poi diversi tipi di trappole utilizzate per uccidere gli animali:

  • le arcaiche “prache”, cioè due lastre di pietra poste sugli alberi alla base di innesto dei rami. Le lastre sono tenute separate da un bastoncino di canna con infilzata una ghianda. Nel momento in cui il ghiro tenta di cibarsi della ghianda sposta il bastoncino e resta schiacciato dalla lastra superiore
  • le sep, cioè le trappoline a molla utilizzate per topi o piccoli uccelli, poste su una lastra di pietra o su una lettiera realizzata sui rami alla confluenza di due piante ed innescate con ghiande, castagne o pezzettini di melone; lattine di succo di frutta o tronchetti di legno all’interno dei quali viene posto un meccanismo a scatto e la solita esca.